venerdì 22 settembre 2017

Dei libri dell'anno 59: I doni della vita

Quest'estate è stata caratterizzata da letture intense e, tra l'altro, per lo più buone (grazie anche al rifornimento dell'Amica Lettrice), ma fra tutte ne emerge una, un librettino di 218 pagine che è riuscito ad assorbirmi completamente e che mi ha costretto a due giorni di "sedimentazione" una volta ultimato.


E' una storia semplice, che abbraccia i primi 40 anni del XX secolo e ne presenta usanze e costumi, ma che racconta anche le due guerre e il loro corteo di morte e distruzione. L'azione si svolge per lo più in un paese di confine della Francia dominato da alcune famiglie borghesi, che fanno il bello e il cattivo tempo e determinano mode e scelte. Fra tutte emerge la famiglia Hardelot, di cui incontreremo ben 5 generazioni. Il padre padrone, Julien, domina il figlio, gentile e remissivo, e ha già deciso il destino del nipote Pierre. Questi dovrà sposare una ricchissima ereditiera, Simone, insignificante e grassottella, per rimpinguare con la sua dote il patrimonio familiare, nonostante egli ami, riamato, Agnès, che però appartiene ad una famiglia meno benestante e meno ricca. Pierre, però, si ribella e corona il suo sogno d'amore, sopravviverà alla Prima Guerra Mondiale e con fatica costruirà la sua vita. Quando le difficoltà sembreranno superate, verrà la Seconda Guerra a scombinare tutto, a distruggere ogni cosa e a costringerli a ricominciare.

In questo romanzo non c'è alcun colpo di scena, alcuna sorpresa. E' la vita che scorre nella quotidianità, con le normali difficoltà nella relazione padre-figlio, suocera-nuora, madre-figlia e anche quando la grande Storia invade e sconvolge la vita dei protagonisti, tutto sembra svolgersi "naturalmente".
Cosa, allora, rende questo romanzo bellissimo? La descrizione di luoghi e situazioni (mirabile la scena del bagno delle signore con costumi di inizio secolo o il pranzo di fidanzamento) e la presentazione della grandezza, della sublimità, della vita normale, quella che ti offre i suoi doni: ricchezza, amore, riso e pianto.
La vita di Agnès e Pierre non è facile (difficoltà economiche, problemi coi figli, due guerre mondiali nelle quali perdono tutto...) ma è caratterizzata da una grande forza, quella della famiglia, degli affetti e, soprattutto, della speranza contro ogni speranza. Assolutamente consigliato.

martedì 19 settembre 2017

Di piatti di recupero: melanzane tonnate

Immaginate quelle bellissime melanzane che il Sole estivo matura (e che, infatti, Dolcezze compra solo d'estate, perché quelle coltivate in serra non hanno sapore), immaginate una buonissima parmigiana, per preparare la quale la Nonna Devota le sbucciava scrupolosamente,
e quindi immaginate una montagna di bucce di melanzana da buttare,
nonostante siano perfettamente commestibili. Sapete bene che Dolcezze non ama lo spreco e quindi ha subito memorizzato la ricetta di un ottimo piatto preparato dalla Fata Madrina e oggi lo propone anche a voi.

 Melanzane tonnate
 
Tagliate a listarelle larghe due dita le bucce di melanzane e mettetele per un'oretta sotto sale, poi sciacquatele accuratamente, asciugatele, friggetele e mettetele da parte. Schiacciate con la forchetta il tonno e fatelo saltare nella stessa padella con un pugnetto di capperi precedentemente dissalati. Unite le bucce di melanzana, fare insaporire e fate sfumare una spruzzata di aceto. A parte tostate del pangrattato e unitelo alle melanzane tonnate. 

Buon appetito!

giovedì 14 settembre 2017

Di colloqui con i genitori 6

 
dal web
Ieri Dolcezze  ha accompagnato il Cucciolo al suo ingresso nella Scuola Media: zaino nuovo, sveglia alle 5 e tanta emozione dall'una e dall'altra parte. Dolcezze ha stirato la maglietta più bella, ha preparato la merenda più buona, ha predisposto per il pranzo più ghiotto, l'ha accompagnato al portone senza tenerlo per mano ("Mamma, ci guardano tutti...") e l'ha lasciato andare, per poi riprenderlo 3 ore dopo.

Oggi Dolcezze ha ricominciato con la scuola sua: agenda nuova, vestitino carino e messa in piega ("la prima impressione è importante"), ed è arrivata al cancello, non prima di aver salutato a destra e a manca i vecchi alunni. Entrata nell'androne nota che, mentre tutti i "primini" sono fuori, in attesa di essere convocati un'ora dopo, lì c'è una signora agitatissima al telefono, con un ragazzino più alto di lei, ma visibilmente "nuovo"
Mentre Dolcezze saluta in portineria, non può fare a meno di ascoltare la conversazione: "E ora come faccio? Entrano alle 9!" 
Siccome Dolcezze, com'è noto, non sa farsi i fatti suoi, si avvicina:
"Signora, ha bisogno di qualcosa? La vedo in difficoltà..."
"Mio figlio...entra in I A... Ieri ho telefonato e mi hanno detto che l'ingresso era alle 8...ora scopro che le Prime entrano alle 9...come faccio?"
"Mi scusi, come fa ...cosa?"
"Io devo andare al lavoro..."
"Ma, signora, lo lasci qui..."
"Qui? Da solo? Dove?"
"Fuori, con gli altri ragazzi, tanto fra un po' entrano"
"Ma non conosce nessuno! Sarebbe solo"
"Signora, ma comunque lei non può accompagnarlo dentro!"
"E allora lo devo abbandonare qui?"
"..."

E meno male che Dolcezze non ha la I A: non potrebbe reggere anche la mamma-ventosa

sabato 9 settembre 2017

Della straordinarietà dell'ordinario




foto dal web
In un ufficio giace da quasi vent’anni una pratica “camurriusa”, che è passata di mano in mano a decine di impiegati che hanno contribuito a complicarla sempre più, come un inestricabile nodo gordiano.
Tanti si adoperano per cercare di dipanare la matassa, ma alla fine tutti gettano la spugna. E’ come se il diavolo ci avesse messo la coda: risolto un problema se ne presenta un altro, il funzionario incaricato va in pensione o viene trasferito, muore qualcuno ed è necessario ricominciare da capo…un incubo. Ormai è considerata una causa persa e poi…
Capita che ci sia un’impiegata alla quale, per caso, si chiede un’informazione e che si prenda in carico, con semplicità, la faccenda.
Capita che, come al solito, si presenti qualche difficoltà, ma che lei non molli, perché anche per lei è diventata una questione di principio e ripete: “questa cosa si deve risolvere”. Per questo smuove mezzo mondo, fa decine di telefonate, allinea e dispone con precisione certosina carte e documenti, finché, finalmente, telefona a Dolcezze e le dice: “Può venire: abbiamo risolto tutto, però mi chiami prima perché, sa, non sono ancora andata in ferie e non vorrei che facesse il viaggio a vuoto”. E quando Dolcezze arriva scopre che in realtà lei non è andata in ferie proprio perché doveva sistemare questa pratica.
Non è una persona amica e nemmeno una conoscente, non si tratta di un lavoro che rechi un qualche vantaggio economico o di immagine all’impiegata: lei sta solo svolgendo i suoi compiti ed è dispiaciuta che nessuno abbia chiuso la pratica prima. Perché, alla fin fine, non esistevano problemi reali, ma solo la scarsa volontà di seguire un lavoro noioso e con scarse soddisfazioni. Ci voleva “un mulo”, che non cerca di evitare le fatiche ma fa quello che deve, per risolvere tutto.

E Dolcezze contempla con ammirazione la silenziosa e oscura opera di chi non smette di fare il proprio dovere nonostante l'inciampo di fannulloni e  furbetti del cartellino.
Ed è triste che sembri straordinario ciò che che dovrebbe essere la norma.





mercoledì 6 settembre 2017

Di prugne, di confetture e di lessico famigliare 5

Nel Buen Retiro ci sono due pruni, uno di prugne bianche, che maturano all'inizio dell'estate, e l'altro di prugne viola tardive, il primo generoso di frutti dolcissimi, l'altro un po' avaro. 


L'anno scorso questo, se ricordate, aveva corso il serio rischio di essere tagliato, proprio perché aveva prodotto solo 3 frutti. Dolcezze l'aveva salvato dall'accetta dell'Amato Bene e, per dimostrare la sua riconoscenza, il pruno quest'anno ha prodotto chili e chili di prugne.


Dolcezze, festante, le ha portate in tavola e ha avuto in cambio commenti poco felici delle truppe:
"Ma non sono dolci"
"Sono troppo dure"
"Lo sai che io prugne non ne mangio"
Risultato: Dolcezze si inalbera e dalle profondità del suo inconscio tira fuori un'antica espressione del Genitore :"Certo che non vi piacciono! Nun sannu 'i rami!"
Lo sguardo interrogativo della prole, evidentemente e visibilmente preoccupata dell'incipiente demenza senile di Dolcezze, la richiama alla realtà:
"Che vuol dire che le prugne non sanno il ramo?", chiede il Cucciolo e Dolcezze, insegnante dentro, traduce:
"Vuol dire che le prugne non vi piacciono perché non hanno il sapore dei soldi (che un tempo lontano erano di rame), visto che non le abbiamo comprate, ma ci vengono dall'albero del giardino, gratis".
La dotta disquisizione sull'espressione paterna, che Dolcezze non ha trovato attestata altrove (...a proposito, lettori siculi, dalle vostre parti si usa o è della famiglia Dolcezze e basta?) non ha convinto le truppe, che si sono rifiutate di mangiare le prugne. Risultato: dopo una spartizione di frutti a parenti, vicini e conoscenti, Dolcezze ha pensato di fare la confettura, con ottimi risultati, e qui vi passa la ricetta (niente di che, ma volete mettere?)

 Confettura di prugne

Ingredienti
Kg 1 prugne,
gr 450 zucchero
succo di un limone
una busta di pectina (facoltativa, serve a fare addensare prima la confettura)

Il procedimento è quello solito: lavare bene le prugne, snocciolarle
e tagliarle grossolanamente, quindi mettere sul fuoco con zucchero e limone (e pectina eventuale) mescolando di tanto in tanto. Quando bolle mescolare più spesso, finché non raggiunge la densità giusta (non si può dare il tempo: con la pectina in 10 minuti è tutto fatto, senza ci vogliono almeno 40 minuti) e, poco prima di invasare, triturare un po' con un frullatore ad immersione. Una volta chiusi i vasetti, creare il sottovuoto capovolgendoli e, se si vuole allungare la conservazione, farli sterilizzare, lasciandoli bollire per 30 minuti nel pentolone.


La confettura è ottima e servirà per le crostate dell'inverno.

domenica 3 settembre 2017

Di castelli in aria



Quando si era trasferita al Buen Retiro, Dolcezze aveva portato con sé:
·         un lenzuolo matrimoniale da ricamare (“lo devo finire assolutamente…del resto è meglio lavorare con la luce naturale: ricamerò al mattino, quando tutti dormono”);
·       2 bavette ricamabili (per 2 bambini, nati nel frattempo) e i Rakam con gli schemi previsti;
·        forcella, uncinetti e cotone (per fare un bordo per un asciugamano di spugna, ovviamente portato con sé);
·         3 strofinacci ricamabili (e mouliné annesso);
·         corda, cotone e nastri per rivestire i boccioni;
·         corda, nastri e campanellini per candy cane natalizi;
·         2 fogli di feltro per portacellulare in carica;
·         gomitolone di calze di recupero per esperimenti riciclosi;
·         fettuccia per borse;
·         tendine a cui fare il punto a giorno.
Dopo un mese e mezzo Dolcezze ha fatto:
il bordo a forcella (che, però non ha ancora attaccato)
qualche candy cane (ancora da completare)
E BASTA.
Il lenzuolo ha preso aria solo una mattina, gli strofinacci e le bavette languono in fondo alla borsa, il resto non sa neanche dov’è finito…

È proprio vero...tra il dire e il fare c'è di mezzo ...il mare!


In compenso ha letto tantissimo, ha cucinato, ha preparato marmellate e conserve di cui spera di potervi parlare quanto prima.
Ora deve fare i bagagli per tornare a casa e quindi…
…à bientôt