martedì 25 luglio 2017

Di lessico famigliare 4



Anni fa la famiglia Dolcezze , in uno dei suoi folli tour estivi, è andata a visitare gli scavi di Pompei, che i ragazzi non avevano ancora visto. 
Peccato che i giorni scelti fossero quelli più caldi degli ultimi trent’anni. 
Sotto il sole cocente, armati di cappellini, ombrellini (Dolcezze) e bandane (Stella), la famiglia al completo alla biglietteria va in cerca di una guida autorizzata. La trova, ma la richiesta è abbastanza esosa. La guida stessa consiglia a Dolcezze di cercare altri turisti interessati e, anzi, indica una coppia, che pare avere le medesime esigenze. La moglie effettivamente è ben disposta, ma il marito, un tipo basso e tracagnotto, che parla a gesti e non aprirà bocca per tutto il giro, continua a scuotere la testa in un deciso diniego, nonostante le pressioni della moglie. Dolcezze-Talleyrand ha l’intuizione (l’omino non vuole dividere  la spesa perché loro sono solo 2) e allora propone di dividere aritmeticamente: 2/3 loro, 1/3 la coppia. Immediatamente l’uomo accetta (confermando l’impressione originaria di Dolcezze) e comincia la visita.  La signora si attacca come una cozza a Dolcezze mentre il marito, sdegnoso, dà confidenza esclusivamente alla guida e si interessa solo ai vigneti impiantati in prossimità degli scavi. Nelle due ore di tour la signora non sta zitta un secondo e racconta a Dolcezze tutta la sua vita, ab ovo. Alla fine si concentra sul marito: “Mi dispiace che mio marito si sia comportato così…sa non è avaro, è un po’ parsimonioso…a volte si fissa…non è cattivo…E’ un buon uomo, ma che fatica!

Questa definizione è entrata immediatamente nel lessico familiare di casa Dolcezze, e indovinate un po' a chi viene attribuita...

venerdì 21 luglio 2017

Dei libri dell'anno 55: Un animo d’inverno


E’ la mattina di Natale e Holly si sveglia tardi, con una brutta sensazione: qualcosa di brutto ha seguito lei e il marito dalla Russia quando, 15 anni prima, hanno portato con sé la loro splendida, bellissima figlia, Tatiana. Non ha, però, molto tempo per concentrarsi su questo problema, perché deve ancora preparare il pranzo e il marito deve correre in aeroporto per prendere gli anziani genitori, arrivati per trascorrere insieme il Natale. Comincia così una giornata surreale, in cui, a causa di un’incredibile tormenta di neve, nessuno degli invitati può raggiungere la casa e Holly resta sola con una Tatiana stranissima, che si cambia continuamente d’abito e ha continui sbalzi di umore. In un’atmosfera rarefatta per il chiarore della neve, Holly ricorda a sprazzi le circostanze dell’adozione, la fatiscenza dell’orfanotrofio, l’orrore di una stanza chiusa e, contemporaneamente, la bellezza dei 15 anni vissuti con la figlia e il proprio dramma familiare.
Il tutto con una lentezza esasperante. Il lettore ha l’impressione di essere come Holly prigioniero della casa sepolta dalla neve e con Holly sobbalza allo squillo del telefono o davanti al pranzo vorace di Tatiana. I dialoghi sono scarni, l’azione è tutta cerebrale e non si fa altro che aspettare che arrivi qualcuno, che si capisca cosa vuole Tatiana, che si aprano i regali e, finalmente, finisca tutto.
Confesso che per i 4/5 del libro mi sono chiesta che offesa avessi arrecato all’Amica Lettrice perché mi consigliasse la lettura di questo romanzo. Troppo lento, angosciante, ripetitivo (l’orfanotrofio viene evocato una decina di volte , aggiungendo ogni volta un nuovo tassello e alla stessa maniera le vicende della madre e delle sorelle di Holly vengono presentate a pezzetti e poi continuamente ripetute), ma via via, in un crescendo quasi inconsapevole, la tensione raggiunge un culmine inatteso e imprevedibile, in cui ogni stranezza trova la propria spiegazione, la matassa si dipana e si comprende che l’autrice è stata bravissima a depistarti fin dall’inizio.
Il colpo di scena finale giustifica quindi la lettura di questo romanzo che definire thriller psicologico è un po’ azzardato, ma che comunque convince.

martedì 18 luglio 2017

Di boccioni creativi



Questo post è l’esempio lampante di ciò che la Genitrice definirebbe “pettinare i cani” (che è l’equivalente siculo del più comune “pettinar le bambole”) nel senso di “non aver nulla da fare e perdere tempo in occupazioni oziose”
Ora, visto che tutti sapete che 
  1. Dolcezze ha milioni di cose da fare 
  2. Dolcezze non perde un minuto di tempo
  3. Dolcezze ha attacchi di creatività incontrollabili
lei vi chiama a testimoni che quanto vedrete non è un inutile spreco di tempo, ma un’altissima manifestazione del suo Genio Creativo (oltre che il segno inequivocabile della sua follia).
Nel Buen Retiro, come è ovvio, ci sono i condizionatori d’aria che, nei giorni di caldo torrido hanno la funzione di salvavita. Come tutti sanno, questi necessitano di un pluviale in cui convogliare l’acqua assorbita dall’aria, ma quando (come in questo caso) non sono stati progettati insieme alla casa, vengono corredati di un capiente bidoncino, da svuotare periodicamente. Meno comodo sicuramente, ma comunque funzionale.
Nel Buen Retiro tale funzione è assolta da due grossi boccioni di vetro, piazzati a destra e a sinistra della porta d’ingresso. Funzionali ma orribili. 
dal web, ma identici a quelli in uso nel Buen Retiro

Dolcezze li ha guardati per anni, con un certo fastidio, poi, quando qualche settimana fa è andata ad aprire e a pulire la casa…all’improvviso l’epifania! Li avrebbe rivestiti e decorati. Sarebbe stato troppo semplice incollarci sopra qualcosa, però, e quindi è cominciata l’opera di progettazione. Su Pinterest aveva visto dei cestini fatti di corda e, quindi, ha pensato di utilizzare l’idea. 
Per facilitare il lavoro ha prima ritagliato due cerchi messi doppi ricavati da una vecchia tovaglia cerata e intorno ha fatto prima un giro a punto festone (più semplice bucare con l’ago che con l’uncinetto), e poi ha continuato con un giro a punto alto, 

poi da lì ha inserito la corda. 
Nel primo boccione ha commesso l’errore di lavorare il “cestino” prima, e quindi i primi giri sono risultati più “morbidi”, poi ha continuato, invece, uncinettando attorno al boccione. In questo modo il rivestimento aderisce perfettamente al vetro. 

Nel primo il lavoro è stato rifinito con degli archetti di catenelle, nel secondo no, perché il cotone (che, tra l’altro, era di recupero) era finito.
A completare il tutto dei fiori di pannolenci incollati sopra.

qui nell'esercizio delle sue funzioni



Adesso Dolcezze guarda ai boccioni con più piacere. Che ne dite? L’idea vi piace?

venerdì 14 luglio 2017

Dei libri dell'anno 54 : Amy e Isabelle






Due sono le solitudini che vivono sotto lo stesso tetto, in una tranquilla cittadina vicino a Boston, quella di Isabelle e di sua figlia Amy. La loro ė una vita spenta e chiusa, nonostante, a conti fatti, la madre abbia neanche 34 anni, ma il carico di un doloroso segreto e la responsabilità della crescita, da sola, della figlia le hanno tolto ogni vitalità.  Con la ragazza ha un atteggiamento severo, fatto di regole e privo di tenerezza e cura in maniera quasi maniacale l’ordine e la pulizia della sua piccola casa.
Ė l'estate più calda di sempre, ma lei non rinuncia alle calze, anche se la stanza in cui lavora come segretaria è un forno per nulla rinfrescato dai ventilatori. Nonostante sia fianco a fianco con tante donne, non ha un'amica e la stessa posizione della sua casa, fuori dalla città e contigua ad un bosco, indica la sua condizione di isolata. Isabelle desidera entrare nel gruppo delle donne della sua chiesa, ma nessuno la invita e lei ha paura di proporsi. Intanto coltiva un amore platonico per il suo capo, una figura insignificante che non ha neanche contezza della situazione. 
Amy, d'altro canto, è un'adolescente triste e sola, alle prese con la trasformazione del suo corpo e con difficili relazioni con i coetanei.  Ha solo un'amica, Sally, figlia adottiva di una famiglia "bene", con la quale si confronta nella ricreazione, tra una sigaretta e l'altra.  In questa situazione stagnante entra un elemento di novità, il professor Robertson, che ha facile gioco nell'insinuarsi nella sua ingenuità e che segnerà il definitivo crollo dell'equilibrio faticosamente mantenuto.  Dopo nulla sarà più come prima e il filo che lega madre e figlia vedrà raggiungere le vette più alte dell'odio e dell'amore.  La madre non riconosce più nella figlia la bambina che dipendeva da lei e che aspettava in silenzio che lei si risvegliasse e la figlia, in piena protesta adolescenziale, le contesta la "senilità", la mancanza di sogni, di speranze, di cultura della madre. Isabelle, che non ha finito il college per crescerla, si rende conto che Amy ha ragione e decide di dare una svolta alla sua vita: compra e legge dei libri, e, per la prima volta, invita il capo e la moglie per un dopocena.   La preparazione accurata e minuziosa di questo "ricevimento" è una delle pagine più indimenticabili del romanzo e il tutto mentre anche Amy precipita nella più amara delle disillusioni. 
Nel romanzo c’è anche una bambina rapita e trovata morta,  ma dietro il fatto di cronaca si nasconde la vita anche della ragazza, rapita e morta alla sua infanzia. 
Il tutto in una sonnacchiosa cittadina in cui nulla è come appare, in cui dietro la facciata di rispettabilità si nascondono corruzione e marciume e l'unica forza capace di sostenere il mondo è la tenerezza e l'amicizia tra donne, quella che anche Isabelle scopre alla fine e che le darà la forza per confessare il proprio passato e dare un nuovo futuro a sé e alla figlia.
È un romanzo al femminile, in cui gli uomini tutti fanno una pessima figura e in cui vengono scandagliate tutte le sfaccettature dell'essere donna: ci sono figlie, madri, mogli, amanti, amiche, colleghe, tra cui si generano dinamiche diverse, spesso conflittuali, ma tutte sono comunque generatrici di vita.
C'è dolore, disillusione, paura, ma c'è anche la solidità e la certezza di determinati rapporti: Amy ufficialmente detesta la madre, ma la sua presenza le dà sicurezza; Isabelle, che non ha mai aperto a nessuno la sua casa perfettamente ordinata, apre anche il suo cuore e il suo soggiorno diventa un bivacco che ricorda i  pigiama-party della giovinezza di tutte.

La scrittura della Strout è potente. Le descrizioni ti fanno entrare dentro la storia e il caldo torrido dei campi riarsi e delle pannocchie rachitiche fa sudare anche te. Le descrizioni della natura, l'alternarsi del tempo e delle stagioni passano anche sulla testa del lettore, che non riesce a lasciare il libro finché non lo finisce.

Questo romanzo, per la madre di una figlia adolescente, tocca corde molto sensibili: la scoperta improvvisa di avere a che fare con una donna e non con una bambina è un'esperienza forte e dolorosa e vedere che tua figlia percorre le tue stesse strade e fa i tuoi stessi errori genera paura e turbamento. 
Il confronto (e lo scontro) continuo logorano, ma poi la figlia torna sempre dalla mamma: bisogna solo darle tempo. 

per il Venerdì del Libro