domenica 19 novembre 2017

Di pasticci gluten free (di broccoli e patate)





In questo periodo c'è stato poco tempo per cucinare: la fretta non è amica della tavola e, quindi, non c'è stata molta voglia di sperimentare cose nuove. Questo addolora molto Dolcezze che, privata dei suoi spazi creativi (che siano il divano la sera o  le ricette da sperimentare), si sente ancora più triste del dovuto. Ma tant'è...i miracoli non si possono fare, le giornate hanno sempre e solo 24 ore e, quindi, a casa  Dolcezze da un mese a questa parte si mangiano tanti panini e tanti surgelati.
Peccato, però, che l'Amato Bene sia intollerante al glutine e per lui la dieta dei panini non vada decisamente bene. Per questo oggi Dolcezze ha deciso di fare un esperimento ed è lieta di dirvi che è perfettamente riuscito, superando persino il suo giudizio ipercritico. Giusto per intenderci...quella teglia così malamente fotografata, l'hanno sbafata lei e lui...e non ne è rimasto nulla.
Visto il risultato, vi propone la ricetta subito, per condividerla con voi e anche per fissarla nella sua mente, visto che è nata così e, con la memoria che si ritrova in questo periodo, si dimenticherebbe presto cosa ci ha messo dentro.
La ricetta, però, è priva di dosi precise e, quindi, dovete adattarla voi.

Ingredienti: 
broccoli
patate
pomodori secchi
mozzarella,
pangrattato
olio evo.

Dolcezze ha pulito e tagliato a cimette i broccoli, li ha lessati a vapore e poi fatti saltare in padella con uno spicchio d'aglio. Ha fatto cuocere a vapore anche le patate, tagliate a fette, che poi ha schiacciato grossolanamente; ha poi tagliato a pezzetti 4/5 pomodori secchi (prima dissalati accuratamente sotto acqua calda) e una bella mozzarella. Ha quindi disposto gli ingredienti a strati in una teglia, precedentemente unta d'olio evo. Un ultimo giro d'olio e una spolverata di pangrattato* e poi in forno a 200° per una ventina di minuti. 

Mangiare tiepida...e leccarsi i baffi!

*ovviamente pangrattato glutenfree. Grazie alla mia attenta commentatrice!

mercoledì 15 novembre 2017

Delle Cronache di Villa Arzilla 25

 
Sì, è vero: per adesso questo blog è monotematico. 
Da mommy blog sta decisamente diventando un nonniblog. Dolcezze è passata dai pannolini ai pannoloni e di questo risente anche questo suo piccolo spazio. 
Sono stati (e sono ancora) giorni veramente difficili e duri, ma sembra (e speriamo!) che stiamo rientrando nella normale routine di Villa Arzilla, anche se con le differenze e la tripartizione di cui già sapete tutto.  Visto che l'ultimo controllo della Genitrice pare sia andato bene, che Zia 2 comincia a camminare col girello e che gli Zii sembrano reagire bene  al trasferimento,  Dolcezze vi delizia con le ultime chicche, anche per esorcizzare le sue paure e il panico che la prende ogni volta che il suo telefono squilla.

Ospedale, 12 ore dopo il dies horribilis. 
La Genitrice si desta dall'anestesia e comincia:  
"Dolcezze, dovresti portarmi il rossetto" 
"Già fatto" 
"...e la crema..." 
"Già fatto." 
"Pettine, profumo, corona del rosario?"
"Tutto qui. Memore dell'altra volta, stamattina ho già portato tutto." 
"Brava. Però hai sbagliato la vestaglia." 
"Ehm...se ti ricordi siamo arrivati qui piuttosto di fretta.  Ho preso quella che avevi in uso, che tra l'altro è nuova." 
"Sì, ma non è quella per l'ospedale.  E visto che ci sei, portami anche le altre camicie da notte e le altre ciabatte" 
"Genitrice, a Dio piacendo, ti dimetteranno presto. Che motivo c'è di tutto questo corredo?" 
" Non si sa mai. Meglio essere pronti a tutto"

Ieri sera, ennesima telefonata:
"Signora Dolcezze, le volevo dire che Zio 2 ha la bronchite: occorre l'antibiotico." 
Ricomincia la solita trafila: medico, farmacia, consegna...e telefonata alla Genitrice:
"La vuoi sapere l'ultima?  Ero contenta perché sì stava mettendo tutto a posto e ora mi hanno telefonato che lo Zio 2 ha la bronchite...neanche il tempo di rialzare il capo!"
"Eh, cara Dolcezze, ti devi rassegnare...FINCHE' NON MORIAMO TUTTI SARÀ OGNI GIORNO COSÌ,  O PEGGIO.

Come ti incoraggia la Genitrice...nessuno.

martedì 7 novembre 2017

Della Grande Casa



Giro con cautela, quasi con timore, la chiave nella toppa. Il portachiavi a forma di semaforo, con le pietruzze colorate, penzola dondolando.  Non ho pigiato il campanello per 10 minuti, come al solito, in attesa che Zio 1 gridasse:"Apri, stanno suonando!". La grande casa è vuota, come non lo è mai stata da quasi un secolo a questa parte, riempita di una nidiata di figli che non l'hanno mai lasciata.  Mai prima di adesso. 
Nel "terrano" le giare sono piene dell'olio nuovo, le botti del vino sono preparate, c'è pronta la scorta di pellet per la stufa, che quest' inverno nessuno accenderà. Con la coda dell'occhio mi pare di vedere il cumulo di mandorle e la cesta di segatura per le uova. Guardo meglio: non c'è nulla. Il mandorleto è stato venduto e non ci sono più galline da 30 anni. E cos'è allora questo chiocciare che sento? E il pigolio dei pulcini?

Risalgo la ripida scala di legno, senza corrimano "No,  non cado, non cado... Ci siamo abituati a questa scala". E infatti tu dall'altra sei volata, Zia 2, come prima di te la Zia 1,  il Genitore,  lo Zio 1...una strage ha fatto quella scala, coi gradini centenari levigati da innumerevoli piedi e mai sostituiti ("L'ha disegnata il Nonno questa scala, non si tocca!"). Lui aveva spiegato al mastro come fare ad evitare i gradini triangolari, perché non voleva che i suoi figli potessero cadere. E certo da bambini non erano caduti, ma da vecchi nessuno era rimasto indenne e a questa scala erano stati sacrificati un omero, una scapola, due femori, un tarso e un metatarso, un malleolo e svariate costole.

Giro per le stanze vuote e mi sembra di profanare un tempio. Ciò che mi turba è il silenzio: per questo apro tutte le imposte, per fare entrare la luce e i suoni da fuori. Manca la televisione col volume a palla, ma rimangono le poltrone con i plaid ordinatamente piegati. Mi sembra quasi di sentire il rimbombo ritmico del bastone di Zio 1, mi aspetto di vedere Zia 1 che arriva col vassoio di paste, il campiere coi frutti della campagna e la Nonna coi quattro ferri. In questa confusione fra vivi e morti, fra presente e passato mi prende la vertigine: dov'è la bambina che ritagliava bambole e vestitini, che incollava cartoni e ne faceva quadri, che impastava coi suoi pugnetti il pane? Dov'è quel mondo di profumi e di sapori, di colori e di suoni, di abbracci e di storie? Dov'è la mia infanzia? 
Fino a ieri era con me, da oggi non più. Non è l'assenza di alcuni, il trasferimento di altri, la malattia e l'ospedale ad aver ucciso quel mondo. E' il silenzio di questa casa la fine di tutto.

Richiudo le imposte, non sposto nulla, non prendo nulla.  Rigiro la chiave nella toppa:  lascio dentro la bambina che non c'è più, lascio i ricordi, i giochi, le risate. E' una donna matura che si allontana, con la consapevolezza della fine di un tempo e di un mondo. Torna a casa, all'accudimento, all'assistenza di chi è rimasto, agli impegni della famiglia, del lavoro...ma non c'è più il porto sicuro a cui tornare, non c'è il rifugio dallo stress della città, le focaccine calde e le crocchette, le mitiche polpette e le palline di marzapane...
Risalgo in macchina e metto in moto. 

E' ora di guardare avanti.

mercoledì 1 novembre 2017

Delle Cronache di Villa Arzilla 24



Il mese di Ottobre è stato foriero di meravigliose novità per Dolcezze. Al termine di una settimana estremamente impegnativa dal punto di vista scolastico e familiare, quando lei pregustava una giornata di tranquillo riordino di casa (nessun progetto ludico, no, solo recupero dell’ordinario) e, soprattutto, poltriva stranamente a letto col suo kindle, visto che tutti dormivano, arriva la telefonata del Badante (non ancora Fedifrago) che comunicava di aver trovato la Zia 2 ai piedi della scala con, presumibilmente, il femore rotto. Partenza immediata per il Paese, arrivo al Pronto Soccorso, ovviamente conferma della frattura e immediata ripartenza, con l’ambulanza, per la città. Ricovero e attesa dell’intervento, mentre il Badante rassicurava sulla cura verso gli Zii 1 e 2. Lunedì finalmente l’intervento e, martedì, la telefonata del Badante: “Le comunico che da lunedì vado a lavorare altrove: senza la Zia non ce la faccio a gestire gli Zii”. Panico totale e riorganizzazione di tutto. Nel frattempo la Zia, appena rimessa in piedi, ha un’ischemia, che la lascia parzialmente offesa e Dolcezze prende, con grande difficoltà, la difficile decisione di trasferire in città pure gli Zii. Detto fatto: riparte per la terza volta in una settimana per il Paese, raccoglie il minimo indispensabile e trasferisce i nonpiùarzilli, con timore e tremore sulla loro reazione. Miracolosamente va tutto bene. 
Le giornate, ovviamente, diventano sempre più complesse: le visite di controllo sono in tre luoghi diversi, tra i quali l'ospedale che è decisamente lontano da Casa Dolcezze. Nonostante tutto, grazie alla collaborazione perfetta delle truppe e il supporto impagabile della MeravigliosaVicina e della Consorella, tutto ha un ordine. Finalmente Zia 2 esce dall'ospedale e viene trasferita al Centro di Riabilitazione, che è relativamente vicino a Casa Dolcezze. Certo, c'è un mirabile gioco di incastri, si mangiano tanti panini, ma funziona tutto. Il 30 sera, alla fine di una giornata abbastanza piena, Dolcezze, ancora a tavola, si interrogava sul dafarsi: andare a letto, come il corpo reclamava, o dedicarsi alle programmazioni, abbandonate da 15 giorni? Poscia, più che il dovere potè la stanchezza e Dolcezze decide di coricarsi. Neanche il tempo di esprimere questo pensiero che arriva la fatale telefonata: "Dolcezze, vieni subito! Genitrice sta molto male!" 
Qui la cosa diventa tragica e c'è ben poco da scherzare. Vi basti sapere che, veramente, Dolcezze ha pensato che si fosse arrivati al dunque, soprattutto quando il medico del 118, visto l'esito dell'ECG, ha esclamato: "Minchia!", esprimendo, con la forza icastica del termine, un discorso articolato di tre pagine. 
Dolcezze e Sorella si sono guardate e si son prese per mano.
Se sta a raccontarlo è perché, grazie a Dio, la forza della medicina, la tempra della Genitrice e la potenza delle preghiere dell'universo mondo pare che abbiano allontanato il pericolo immediato. Certo, la cosa è seria, ma si spera di venirne fuori, ancora una volta. 
Lato comico: se prima Dolcezze era una e trina (casa Genitori, clinica Zia, residence Zii), ora è quadrupla, dovendo aggiungere l'ospedale per la Genitrice.
E dopo questa Vera Cronaca da Villa Ville Arzille, Dolcezze va, forse, a finire le programmazioni, ché, sì, avrebbe anche un lavoro oltre che il diploma OSA conquistato sul campo.

venerdì 27 ottobre 2017

Dei libri dell'anno 60: Il morso



"Nomen omen", dicevano i latini, e questo vale per la protagonista di questo romanzo, Lucia Salvo.

Siamo negli anni 1847 e 1848, in quella Sicilia che mantiene radicate tradizioni e che contemporaneamente ribolle di nuove idee rivoluzionarie. 
Una bella ragazza siracusana viene mandata a Palermo, come serva della nobile famiglia dei Ramacca,  con la velata speranza, da parte della madre, che possa diventare l'amante del Conte figlio e possa "sistemarsi". Lucia è, infatti, soggetta a crisi epilettiche e ciò la rende "diversa" e, a seconda dei punti di vista, "babba" o "pazza". Lucia è, in effetti, una ragazza strana: non ha contezza della sua bellezza, conosce tante cose, grazie alla nonna, sa leggere e scrivere e, arrivata a Palermo, non accetta di piegarsi alle richieste del Conte figlio che respinge con forza, arrivando a dargli un morso. Sarà proprio questo imprevisto e imprevedibile gesto di ribellione ad attrarre il giovane signore, fino a quel momento bramoso di cibo e di donne e, nonostante tutto,  perennemente affamato e insoddisfatto, anche perché schiacciato dal peso delle idee liberali del padre che lo hanno escluso dalla cerchia dei nobili. Persino la sua promessa sposa, la giovanissima figlia degli Agliata, lo rifiuta, tentando di ribellarsi ad un destino segnato di gravidanze e parti.
La presenza di Lucia colpisce anche il castrato signorino, alle dipendenze della casa per rallegrare col suo canto il conte figlio, che le offre la sua amicizia. Quando, però, il nobile assiste impotente all'ennesima crisi di Lucia, la offre come serva agli Agliata e fugge via, come se quella visione avesse per lui sollevato il velo sulla vacuità della sua esistenza. 
A questo punto l'azione muta e Lucia assume un ruolo diverso: proprio perché ritenuta "babba", viene usata come "postina" nel carcere dove è prigioniero un rivoluzionario, Maurizio. E qui accade l'inatteso: Lucia prende in mano la sua vita, con abilità e coraggio sventa ogni trama e diviene elemento chiave della rivoluzione. Lei, che già era diventata "portatrice di luce" per il conte figlio e per il castrato signorino, diviene "salvezza" per Maurizio, offrendosi come vittima sacrificale per consentirne la libertà. E sullo sfondo di una Palermo bellissima, presentata nei suoi colori e nei suoi odori, nei suoi vicoli e nel suo popolo, si consuma il dramma di Lucia, unica savia, anche se creduta pazza, in un contesto di folli, muta testimone del fatto che l'amore può nascere e crescere solo fuori dalle vie "canoniche" e dal contesto ufficiale.
Libro bellissimo, che richiama la grande letteratura siciliana e che, tra l'altro, presenta una donna realmente esistita, che ha avuto un ruolo importante nella rivoluzione palermitana del 1848 e la cui storia è ignota ai più.

per il Venerdì del libro

domenica 22 ottobre 2017

Delle Cronache di Villa Arzilla 23

 
***

Al Paese, a causa del ricovero in città di Zia 2 che si è fratturata il femore, sono rimasti Zio 1 e Zio 2, provvisoriamente affidati alle cure del Fedifrago Badante che, come detto qui, ha dato forfait. Se Dolcezze cominciasse col cahier des doléances a riguardo non la finirebbe più (e quindi la chiude qui), ma non può non raccontarvi una discussione avuta ieri con la cugina (attempatissima signorina settantenne):

Dolcezze: "Cugina, visto che Zia 2 è ricoverata in città e io sto dietro a lei, puoi passare tu il pomeriggio dagli Zii, come facevi sempre? Sai, per non farli sentire soli: anche se ancora c'è il Fedifrago Badante, sono un po' sbalestrati dalla situazione e non vorrei che si confondessero del tutto"
Cugina: "Ehm, non so...devo vedere se l'Amica è disponibile..."
D: "L'Amica? Ti deve accompagnare? Non vai a piedi?"
C: "No, la macchina non c'entra...Se non viene lei non posso andare da sola!"
D: "E perché, scusa?"
C: "In casa, sola, con tre uomini...Sai come si dice...il paese è piccolo, la gente mormora..."
D: "..."


***(Miss Marple è una perfetta sosia della cugina, a parte il vezzoso cappellino)