martedì 31 gennaio 2017

Di marmellata di arance

Secondo Dolcezze non c'è marmellata più buona di quella di arance: profumata, non troppo dolce, deliziosa a colazione con un velo di burro su una fetta biscottata o una fettina di pane di casa.
Figurate, quindi, come abbia stalkerato la sorella della Fata Madrina, quando ha assaggiato la sua marmellata di arance, per avere la sua ricetta! Tra l'altro l'ha gustata come accompagnamento a un formaggio stagionato, dove non sfigurava accanto alla sua marmellata di cipolle.
Lei non è stata egoista e Dolcezze ha subito provato la ricetta (non appena ha avuto in dono delle arance non trattate) e di essa  vi fa dono.  Noterete che è decisamente alternativa, rispetto a quelle che circolano in rete, forse perché è una ricetta antica, di casa. 


Eccola:
Ingredienti: 
arance 1 kg 
acqua 3 dl
zucchero 1 kg 
1 limone (si può omettere)

Cuocere le arance intere con il limone in abbondante acqua.
Quando saranno cotte (la forchetta deve entrare facilmente), metterle in una terrina coperte da acqua fredda per 24 ore, cambiando l'acqua più volte (il limone si può togliere o lasciare). 


A parte preparare uno sciroppo con lo zucchero e 3 dl di acqua. 
Tagliare a fettine le arance, togliere i semi e metterle ancora a cuocere nello sciroppo, tagliuzzandole a seconda dei propri gusti (per chiarire: a Dolcezze piace trovare i pezzettoni di buccia nella marmellata, ma c'è chi frulla tutto)



Continuare la cottura finchè la marmellata sarà fluida e trasparente. Lasciarla intiepidire e versarla nei vasi sterilizzati, capovolgendoli. 


Dolcezze, dietro consiglio della GrandeAmica, mette a bollire i barattoli, per sterilizzare ulteriormente, ma non sarebbe necessario...

fate voi e...
buon appetito!

giovedì 26 gennaio 2017

Di fine quadrimestre e di open day


In questi giorni, complice la fine del Quadrimestre e problemi in tutte e due le Ville Arzille, Dolcezze non riesce a concludere niente. Non si tratta solo di mancanza di tempo, ma proprio di una sorta di aridità creativa, un cupo umor nero che avvolge le sue giornate. Tra l'altro le interrogazioni dell'ultimo minuto , che recano con sé un ricco florilegio di scempiaggini, acuiscono il senso di inutilità, aiutato dalla candida affermazione di una quintina: "Ho studiato su Internet; c'era un video su youtube". Per la serie: "Quello che dici tu non mi interessa: vale ciò che dice la Rete".



Sul fronte genitori, poi, la già ricca antologia si arricchisce di nuove perle: open day, scuola aperta e Dolcezze in servizio, pronta ad illustrare le ricchezze dell'offerta formativa. 
Si avvicinano due famiglie:
"Buongiorno, professoressa...prima di tutto...QUI C'E' IL BAR?"
E l'altro papà, dopo che Dolcezze ha consegnato opuscoli, mostrato laboratori, presentato i progetti dell'istituto...
"Sì, sì...va bene tutto ma...qual è la sezione in cui si studia meno?

Sic stantibus rebus, pensate che l'umore di Dolcezze possa risollevarsi?

lunedì 23 gennaio 2017

Di #Insieme raccontiamo 17: La bottiglia

Anche se da tanto seguo l’iniziativa di Patricia Moll, “Insieme raccontiamo” (che è già giunta al numero 17),  non ho mai partecipato, ma quando  ho letto questo incipit il seguito è venuto spontaneamente,  naturalmente. Non so se questo post è l'inizio di una partecipazione più assidua o se resterà un'esperienza isolata. 
Come sempre navigo a vista...ma intanto comincio  (le regole del gioco sono qui).

Ecco l’incipit di Patricia:

Era l’alba. Gli piaceva scendere in spiaggia a quell’ora. In giro non c’era ancora nessuno perché i vacanzieri erano andati a dormire da poco.
Il silenzio interrotto solo dalla voce del mare lo rasserenava.
Girovagando, aveva oltrepassato il promontorio. In una piccola baia seminascosta l’aveva trovata....
 
foto dal blog di Patricia


una barca in disarmo, o meglio ciò che ne restava dopo anni di tempeste, salsedine, sole...e abbandono. La sua antica bellezza si poteva solo immaginare.
“Sembra la mia vita” si disse lui e cominciò a girarle intorno, contemplando ogni crepa, ogni grumo di ruggine, ogni bullone svitato. Poi allontanò lo sguardo e la vide: dalla sabbia battuta dalle onde usciva solo il collo della bottiglia, ancora chiuso con la ceralacca.

“Non può essere lei!”-pensò-“è impossibile”.


L’aveva gettata in mare venti anni prima, dalla nave da crociera in cui era con la sua giovane sposa (viaggio di nozze si diceva allora). C’erano dentro i loro sogni, i loro progetti, le loro speranze, le loro certezze, la freschezza del loro amore.
Poi c’era stata la vita, le difficoltà del lavoro, i figli, la fatica della quotidianità…e tutto si era sgretolato. E adesso lui era lì lì per andarsene, e quella mattina era uscito apposta per stare solo, per trovare il modo per dire basta senza ferire troppo nessuno.


Tirò fuori la bottiglia, ruppe il collo e prese il foglietto. Lo aprì …”PER SEMPRE”.


Per sempre quegli sguardi, per sempre quelle risate, per sempre quelle lacrime, per sempre il caffè al mattino e le chiacchiere sul divano, per sempre gli occhi innamorati di sua moglie, per sempre gli abbracci dei bambini, per sempre la spesa del sabato mattina e il pranzo della domenica con la torta fatta in casa.


E piano piano svanivano i litigi furiosi, i rancori covati nel nulla, la noia della quotidianità, ed emergevano le tenerezze ormai sepolte e quasi timorose di manifestarsi, la certezza dei sentimenti, mai veramente morti, la speranza di una rinascita, quasi annunciata dal sole che, lasciando il suo letto nel mare, saliva piano piano nel cielo.


Era ora di ritornare a casa.


venerdì 20 gennaio 2017

Di Poncho (e di Wilma)



Quando  nell'Isola Creativa si è proposto il famigerato Peppino,  Dolcezze con la sua nota inesperienza aveva comprato una morbidissima lana mohair, melange, di un colore che sembrava  chiaro e che invece poi è risultato un po' scuretto.   
La saggia Rosa disse che non era il caso di usarla per lo scialle,  visto che Dolcezze non era pratica di punti traforati e c'era il rischio che dovesse qualche volta (?!?) scucire. Mai profezia era stata più azzeccata, ma ora Dolcezze che doveva fare di quella lana? Era tanta ed era bella...
Dopo lunga meditazione...UN PONCHO! Detto fatto. Niente punti traforati,  un semplice schema reperito in rete (due rettangoli 50x70), maglia rasata con un bordo a maglia legaccio e il PONCHO ha visto la luce, corredato, tra l'altro,  da uno scaldacollo a punto coste 2/2, non unito, ma da usare al bisogno.   


Dolcezze,  soddisfatta dal lavoro (tra l'altro utilissimo a scuola in questi giorni di freddo, visto che ė leggero e caldissimo), lo fa vedere all'Amicalettrice che, con la schiettezza che la caratterizza, commenta: "Bello, Wilma!" distruggendo i suoi sogni di gloria. 

Anche a voi sembra una tenuta da caverna? E visto che ci siamo anche a voi Dolcezze estende il sondaggio: aggiunge una spilla con fiori di feltro che riprendono i colori sfumati del lana o lascia il poncho così com'è?
Si aspettano consigli.