lunedì 31 luglio 2017

Di #insieme raccontiamo 23: La lettera





Dopo aver saltato un mese, torno all'appuntamento con "Insieme raccontiamo", l'iniziativa di Patricia Moll
Per chi volesse partecipare, le regole del gioco sono qui



La lettera.



Aprì la busta e ne estrasse un foglio ingiallito dal tempo. Piccole macchie di inchiostro lo segnavano . Forse era scritta con la penna d’oca. La grafia era decisamente d’altra epoca piena di svolazzi. Bei tempi quelli in cui ci si inviava missive!

Inforcò gli occhiali, lo aprì, sedette e lesse.
 
https://pixabay.com/en/leave-poet-poetic-spring-pen-hand-1957302/


Cremona, addì 15 Luglio 1848

Mia amata, non avrei mai voluto scrivervi queste parole. Non oso pensare a quella che da dimani sarà la mia vita alla macchia, ma non mi turbano le privazioni, la paura, l'incertezza quanto il sapere che sarò separato da voi, che siete la luce dei miei occhi e la gioia della mia vita. 
Non posso più aspettare: il dovere mi chiama, quella Patria e quella Libertà che voglio garantire a voi e ai nostri figlioli. Se il Signore mi darà grazia di tornare sano e salvo, vi riabbraccerò presto, ma se cadrò, ricordatevi che vi ho amata e che voi siete stata la luce della mia esistenza. 
Se non tornerò dite ai nostri figlioli, quando saranno in grado di capire, che il loro padre ha creduto in un mondo più giusto e più libero e per questo ha dato la vita.
Vi amo, vi amo, vi amo
Lorenzo 


Chi aveva scritto questa lettera, trovata in un cassettino segreto del secretaire appena comprato dall’antiquario? Era poi tornato dalla sua amata? Nella carta erano visibili delle sbavature d’inchiostro…forse erano le tracce delle lacrime di Laura. Era il tempo delle Guerre d’indipendenza…forse era caduto di lì a qualche giorno a Pastrengo o in qualche altra battaglia. E per chi? Per cosa?

Certo che a leggere oggi c’era da tremare…


 







venerdì 28 luglio 2017

Delle Cronache di Villa Arzilla 20



Nonostante le precarie   Proprio A causa delle precarie condizioni di salute, Genitore e Genitrice si sono trasferiti (con badante al seguito) nel Buen Retiro che, a questo punto, risulta veramente mooolto affollato. La migrazione è stata operazione lunga e complessa: ben 2 macchine (di Dolcezze e Sorella), più ambulanza con portantini per trasportare da casa alle automobili Genitore e Genitrice. E fin qui tutto drammaticamente “regolare”. 

La cosa divertente è la premessa: già sabato l’Amato Bene aveva trasportato i pacchi più ingombranti, corredo del Genitore, quindi Dolcezze si aspettava solo un paio di borsoni e invece…quando arriva nel pomeriggio, trova preparati nell’ingresso:

2 trolley

1 borsone

1 valigia

1 beauty case

2 buste di frutta e verdura e 8 uova (“se no si perdono”)

8 buste di latte (“scadono al agosto”)

borsa frigo piena di braciole alla messinese

rialzo per wc

busta con abiti e scarpe della badante

sedia a rotelle

coppia di stampelle

(e certamente qualcos’altro che in questo momento sfugge).

Alla vista di cotanto armamentario, degno di Brancaleone alle Crociate, Dolcezze scoppia a ridere:

“Ma scusa, Genitrice, cosa ti stai portando?”

“Il minimo indispensabile. Tra l’altro un trolley è pieno di medicine”

Con due macchine (e 6 passeggeri) caricare il tutto ha richiesto sforzi titanici e un’enorme abilità per creare un tetris perfetto. Per intenderci…mancava solo la gabbia del canarino (meno male che il canarino non c’è, se no pure quello!)

Si arriva al Buen Retiro nottetempo e frastornati.

“Ascolta, Genitrice: siamo stanchi. Andiamo a letto e se ne parla domani mattina.”

 “Sì, certo, tranquilla”.

Ma mentre Dolcezze e truppe cenano…strani rumori…

“Ma, Genitrice, che succede?!?”

“Abbiamo fatto tutto

E Dolcezze scopre la rivoluzione nel proprio armadio.



Oggi:

“Per favore, Stella, mi porgi la lacca? E la borsina della manicure? E il profumo? “

…e la crema, il borotalco, il pettine, la spazzola, la vestaglia, gli asciugamani, la giacca, la cerata … mancano solo la cucina economica e il frigorifero.

Quanto detto a dimostrare che il minimo indispensabile è estremamente soggettivo...




martedì 25 luglio 2017

Di lessico famigliare 4



Anni fa la famiglia Dolcezze , in uno dei suoi folli tour estivi, è andata a visitare gli scavi di Pompei, che i ragazzi non avevano ancora visto. 
Peccato che i giorni scelti fossero quelli più caldi degli ultimi trent’anni. 
Sotto il sole cocente, armati di cappellini, ombrellini (Dolcezze) e bandane (Stella), la famiglia al completo alla biglietteria va in cerca di una guida autorizzata. La trova, ma la richiesta è abbastanza esosa. La guida stessa consiglia a Dolcezze di cercare altri turisti interessati e, anzi, indica una coppia, che pare avere le medesime esigenze. La moglie effettivamente è ben disposta, ma il marito, un tipo basso e tracagnotto, che parla a gesti e non aprirà bocca per tutto il giro, continua a scuotere la testa in un deciso diniego, nonostante le pressioni della moglie. Dolcezze-Talleyrand ha l’intuizione (l’omino non vuole dividere  la spesa perché loro sono solo 2) e allora propone di dividere aritmeticamente: 2/3 loro, 1/3 la coppia. Immediatamente l’uomo accetta (confermando l’impressione originaria di Dolcezze) e comincia la visita.  La signora si attacca come una cozza a Dolcezze mentre il marito, sdegnoso, dà confidenza esclusivamente alla guida e si interessa solo ai vigneti impiantati in prossimità degli scavi. Nelle due ore di tour la signora non sta zitta un secondo e racconta a Dolcezze tutta la sua vita, ab ovo. Alla fine si concentra sul marito: “Mi dispiace che mio marito si sia comportato così…sa non è avaro, è un po’ parsimonioso…a volte si fissa…non è cattivo…E’ un buon uomo, ma che fatica!

Questa definizione è entrata immediatamente nel lessico familiare di casa Dolcezze, e indovinate un po' a chi viene attribuita...