mercoledì 28 giugno 2017

Dei segreti dei libri

Come ogni prof sa, chiedere in prestito agli alunni un libro durante una lezione è FORTEMENTE RISCHIOSO. Il libro è custode non solo del sapere, ma anche dei piccoli segreti volontariamente o inconsciamente consegnati alla carta durante noiose ore di lezione e contiene scambi di opinioni, commenti o disegnini vari. 
E ciò, ovviamente, lo sanno bene anche gli alunni. 
Questo è il motivo per cui quando il prof chiede: "Chi mi presta il libro di...?" all'improvviso si vedono movimenti sospetti, i libri vengono occultati sotto i quaderni o spariscono negli zaini e solo dietro ripetute insistenze il Buono della classe, quello che ha il testo perfetto, si avvicina col prezioso tomo. (Sì, lo so...il prof dovrebbe avere i suoi libri ma, fra computer, agende, quaderni e compiti corretti, cammina praticamente con un trolley...e non ce la può fare).
Nel corso degli anni Dolcezze ha ricostruito dai libri le storie d'amore, ha individuato le dinamiche della classe, ha scoperto gli artisti (fino a una decina di anni fa andavano di moda i simboli fallici, ora quasi completamente spariti) e, soprattutto, l'effetto delle sue lezioni. A parte gli ovvi: "Ho sonno","Non ce la faccio più", "Ma quando finisce?" "Che ore sono?", ha scoperto anche le poesiole a lei dedicate (che non può inserire qui perché, in perfetta rima, contengono il suo nome e cognome, ma che, giura, sono un perfetto esempio di corretta applicazione delle regole metriche e di struttura di un testo poetico) e anche tenere dichiarazioni d'amore (perché sì, anche Dolcezze è stata giovane e carina). 

Orbene, perché questa lunga premessa? 

Dolcezze in questi giorni sta facendo ripetere la Stella per l'esame orale e nel suo libro ha scoperto un'altra chicca: la traduzione creativa

(si passi il francesismo...)
Dolcezze dubita fortemente che l'insegnante abbia utilizzato la parola tra parentesi, ma certamente il senso del termine è stato PERFETTAMENTE inteso!

mercoledì 21 giugno 2017

Di prime prove



dal web
Stamane sei uscita presto, con lo zainetto sulla spalla e il dizionario sul braccio, scuotendo con eleganza la tua montagna di riccioli e sorridendo. 
Avevi il solito appuntamento, al solito angolo, col solito amico, il compagno di scuola dalle elementari, per ripetere un rituale vecchio di 5 anni fino alla fine. 
Io che temevo la tua ansia ed ero ancora più ansiosa di te, ho visto nel tuo sguardo la serenità della buona coscienza, la tranquillità del lavoro già fatto, la calma di chi sa che c’è una montagna da scalare, ma ha già controllato l’attrezzatura. 

Ho ricordato la bambina piagnucolosa che entrava alla scuola materna e quella timorosa che cominciava le elementari e mi sono commossa nel vedere una giovane donna, fiera e determinata, pronta ad affrontare il mondo con tutta la grinta necessaria.

Comunque vadano gli esami, la Maturità tu l’hai già presa.
In bocca al lupo, Stella!

lunedì 19 giugno 2017

Di restyling di ghirlande di mare

L'estate scorsa, nelle settimane in cui era rimasta nel buen retiro col Cucciolo, Dolcezze, sfruttando dei materiali che aveva lì, aveva fatto una ghirlanda marinara: delle conchiglie, una pietra pomice recuperata in spiaggia, un nodo da marinaio, del nastro di organza, una rete...ed era nata.

Era carina, decorava la parete sopra il divano...ma c'era qualcosa che non andava. Poi l'estate era finita, si era tornati a casa e la ghirlanda era rimasta al suo posto.Ma quando Dolcezze è tornata, all'improvviso ha avuto l'ispirazione: ha aggiunto qualche conchiglia, un nastrino, una stella marina...ed ecco  la versione "rinnovata".


Adesso a lei sembra completa. E a voi?

martedì 13 giugno 2017

Di auto blu



In principio ci fu la 500 beige.
Era l'auto del Genitore, con cui andava su e giù dal paesello. Quella macchina era certamente stata modificata con qualche incantesimo perché (Dolcezze può testimoniarlo) lì dentro c’è entrata con 3 cugini bambini, il Genitore, la zia Nordica e la Cuginagrande.
Quell'automobile Dolcezze non la guidò mai: trovava seccante fare la doppietta. Del resto non era indispensabile, visto che c’era un’altra macchina.
Quando, infatti, Dolcezze aveva 13/14 anni il Genitore aveva comprato l’utilitaria di punta del periodo, una 127. Al momento dell’ordine era stato scelto un colore per Dolcezze bellissimo: una sorta di bordeaux molto serio ed “elegante”. Peccato che il mese dopo, quando finalmente la macchina arrivò, fosse di un terribile azzurro/celeste, altrimenti detto “Blu adriatico”. 


(la foto è presa dal web, ma giuro che Carlotta era uguale)
Appena la famiglia riunita vide “quella cosa” fu molto in dubbio se rifiutare la consegna e aspettare l’arrivo successivo o portarsela a casa comunque. Sorella insistette e Carlotta (così era stata battezzata mentre la si aspettava) diventò l'auto di famiglia. Qualche anno dopo fu la macchina della scuola guida di Dolcezze, quella con cui prese un albero, che la accompagnò nella campagna calabra, quella con cui ebbe un incontro ravvicinato con un toro, con cui fece tante altre cose bellissime…ma quel colore proprio non le andava giù.
Dopo anni di onorato servizio, Carlotta andò in pensione e si dovette comprare un’altra automobile: Dolcezze la voleva rossa.
“Ma rossa perché? Poi scolorisce e diventa brutta”, insistette l’Amato Bene e Dolcezze capitolò per una Panda blu, seria ed elegante (oltre che immediatamente disponibile). Quando sotto il cocente sole siculo il serio ed elegante blu scolorì, Dolcezze cominciò a ricordare che non aveva potuto realizzare il suo desiderio inutilmente, visto che anche questa carrozzeria aveva ceduto, e che avrebbe fatto bene a comprarsi la macchina rossa.
In occasione dell’ultimo compleanno l’Amato Bene, con la complicità della Stella, ha pensato bene di ordinare l'auto nuova per Dolcezze. Rossa, immaginerete…
No. Una frivolissima e celestissima Up.

(anche questa è presa dal web)
Considerato che la durata media di un’automobile per Dolcezze è di 15 anni e che fra 15 anni lei sarà un’arzilla (si spera!) signora sul viale del tramonto di mezza (?) età, ha capito che lei non riuscirà mai ad avere una macchina rossa.

giovedì 8 giugno 2017

Di Maestre

 
dal web
La mia maestra si chiama Mela, è alta, porta gli occhiali e sorride sempre. I suoi occhi dietro le lenti sono buoni e anche lei è buona. Anche se noi bambini siamo un po' vivaci lei non si arrabbia mai. Lei ci insegna tante cose e risponde a tutte le nostre domande. Ci racconta la Storia come se fosse una favola e ci fa cercare le montagne e i fiumi sulla carta geografica. Ci fa imparare la grammatica e le tabelline giocando e ci fa tappezzare di disegni le pareti dell'aula, anche se i bidelli non vogliono. 
Ci insegna a stare insieme e a collaborare con gli altri e non permette che nessuno resti indietro, ma ai più fragili mette accanto uno più bravo, che li aiuti nei compiti. Ci fa studiare tante poesie, quasi sempre a memoria, e quando non capiamo qualche parola ce la fa cercare nel vocabolario. Ci fa scrivere tanto: lettere, diari, temi e riassunti. Vuole che siamo sempre impegnati, ma vuole anche che le raccontiamo a voce alta i nostri sogni e i nostri progetti. 
Lei vede in noi quelli che saremo, ci invita a rispettare le regole e a crescere sani, nel corpo e nello spirito: per questo non ci fa entrare in classe con le caramelle e i leccalecca della bancarella all'angolo, perché dice che ci rovinano i denti. 
Lei non fa distinzioni tra di noi, perché ama tutti alla stessa maniera. Lei è per noi una seconda mamma, che ci abbraccia se siamo tristi e ci consola se ci sbucciamo il ginocchio cadendo.

La mia maestra se n'è andata una decina di anni fa. Non c'eravamo mai perse di vista, mi aveva fatto il regalo quando mi sono sposata e mi aveva telefonato quando è nato mio figlio. Se n'è andata in un pomeriggio d'estate. L'avevo incontrata in un negozio d'abbigliamento un mese prima della sua morte  e mi aveva rassicurato sulla mia "morbidezza": "Siamo donne mediterranee, diamine! Siamo belle così!" e non avrei mai immaginato che non l'avrei più rivista.

Mi ha lasciato ricordi bellissimi, tante conoscenze, tanta dolcezza e oggi, che il Cucciolo lascia la Scuola Elementare e saluta le sue maestre, il mio pensiero e il mio affetto vanno tutti a lei.

sabato 3 giugno 2017

Di artisti attenti e di loghi







Qualche mese fa, prima che Villa Arzilla cominciasse a cedere, Dolcezze, parlando con un’amica artista le aveva chiesto che le preparasse una specie di logo che raggruppasse le sue passioni e i suoi interessi. L’idea di Dolcezze era molto semplice, ma mai guidare un’artista e quindi lei ha fatto tutto di testa sua.
Innanzi tutto c’è una grande casa, e in effetti la casa racchiude tutto il mondo di Dolcezze: i suoi figli, innanzi tutto, ma anche i ragazzi di scuola, le passioni manuali (uncinetto, maglia, ricamo), la scuola, i libri, i dolci (e quindi la cucina), il caffè, il Natale, presente tutto l’anno, nei preparativi, nell’organizzazione e pianificazione dei regali, nel “Natale in costruzione”.
L’unico problema era quella Dolcezze seduta (Dolcezze seduta? E quando mai?) E tra l’altro, diciamocelo, col capello cotonato e il vestito decisamente demodé…
Un po’ Dolcezze c’era rimasta male: possibile che l’amica la veda così? Poi ha guardato meglio…e ha capito. 
Lei nel disegno non c’è: la signora al centro rappresenta Villa Arzilla, Dolcezze è il cuore che è in cima alla casa, l’amore che dovrebbe tenere unita ogni cosa. La sua amica ha rappresentato ciò a cui Dolcezze tende, senza riuscirci sempre, ahimè. E si è emozionata, perché l’amica era andata oltre il semplice schizzetto che lei le aveva preparato e aveva interpretato un mondo dinamico, quasi danzante, in cui vecchi e giovani (anzi, giovani e meno giovani, come dice lei), sono uniti nel dare a Dolcezze quel “movimento” che sicuramente la impegna e la stressa, ma nel contempo è Vita.
E in tutto ciò, mentre Dolcezze cerca di capire come inserire questo disegno nell’header del blog, si leva alta la voce del Cucciolo: “ Ma papà dov’è?” e la risposta: “Lassù, nel cuore, dentro dentro”