venerdì 30 dicembre 2016

Di bilanci libreschi






L’anno scorso per Natale i miei figli mi avevano regalato il kindle, nonostante io fossi molto perplessa. Il fascino del libro, il fruscio e l’odore della carta mi sembravano insostituibili. Le mie prime letture dell’anno sono state, quindi, cartacee. Guardavo con diffidenza quell’arnese e l’ho lasciato abbandonato sul comodino per mesi, nonostante avessi fatto i miei primi acquisti. Mi infastidiva non poter sottolineare (sì, sì, lo so che si può fare, ma vuoi mettere la matita, il chiosare, il commentino a bordo pagina? Impagabile!), mettere i miei bellissimi segnalibri e la “freddezza” del dispositivo. Poi sono andata al mare, e lì tutto è cambiato: dopo l’esperienza di It in spiaggia, la possibilità di leggere King senza la scomodità del volumone ha cominciato a farmi apprezzare il kindle. Da lì è partita la lettura matta e disperatissima, che non mi ha ancora abbandonato, per cui il bilancio libresco dell’anno vede ¼ di libri cartacei e 3/4 di libri digitali.

I vantaggi del kindle sono indubbi: il costo dei libri, decisamente più abbordabile, soprattutto approfittando delle offerte,  più testi in uno spazio ristretto da portarsi a spasso con poco peso,  la possibilità di leggere al buio, senza disturbare il consorte con la luce della lampada, quella di ingrandire a piacimento i caratteri, e quindi di potere, se necessario, fare a meno degli occhialini, la tranquillità di sapere che nessuna fila dal medico o alla posta, nessuna ora buca a scuola ti farà essere impaziente, visto che avrai un modo ottimo per ammazzare il tempo.

Gli svantaggi sono  “affettivi” (vedasi quanto già detto), ma anche pratici: per quanto si indichi la percentuale di libro letta e da leggere, mi manca la percezione “visiva” delle quantità e questo un po’ mi disorienta; è difficile ritrovare (soprattutto nei gialli), la pagina in cui hai avuto l’intuizione, hai colto un indizio, hai percepito il colpevole. La cosa peggiore, però, è l’impossibilità di scambiarsi i libri con le amiche lettrici, e questo è veramente male, soprattutto per chi come me, ha letto a sbafo per anni.
Comunque, bando alle ciance: il titolo parla di bilanci e non di libro cartaceo vs Kindle, quindi ecco:

i libri letti sono stati 45, pochi, in base agli standard, ma la prima parte dell’anno è stata poco produttiva.

Il libro più emozionante (ex aequo) : Il regalo (qui) e Mio fratello rincorre i dinosauri (qui)

Il libro più noioso: L’assassinio di Pitagora (720 pagine più lente di un fiume limaccioso. Un “giallo”, che si riscatta in alcune scene finali, interessante solo per la ricostruzione storica.)

Il libro della memoria: Il pranzo di Mosé (ne parlerò a breve)

Il libro più coinvolgente: Nessuno sa di noi (qui)

Il libro più divertente (ex aequo): Nega, ridi, ama (presentazione tragicomica della menopausa) e Le feste non vengono mai da sole (da rileggere in questi giorni, visto che parla del Capodanno)

Il libro più inaspettato: Il profumo delle foglie del tè: offerta kindle, che ha avuto il merito di farmi conoscere il mondo delle piantagioni di tè di Ceylon, oltre che una delicata storia d’amore con sfumature di giallo. Non altissima letteratura, ma piacevole compagnia.

Il libro più sconvolgente: Niente (una storia di bambini, inquietante e terribile, dove non c’è nessun elemento positivo o di riscatto. Mi ha lasciato l’amaro in bocca)

L’autore più letto: R. Galbraith /J. Rowling (tutti i libri di Cormoran Strike e La maledizione dell’erede)

I classici: il solito Calvino, riletto, e I. Singer, una scoperta con La famiglia Karnoscky.
Manca, anche quest'anno, il libro dell'anno. Pur avendo apprezzato parecchi libri, non mi pare di aver incontrato grande letteratura, ma forse è perché sono diventata molto selettiva.
Sul mio comodino al momento ci sono un giallo, un saggio, un libro che voglio rileggere e nel kindle altri 4 gialli e 4 romanzi...sono pronta a ripartire.
E buon anno di letture a tutti!



martedì 27 dicembre 2016

Del Grande Gufo




Come sempre Babbo Natale porta un dono speciale in casa Dolcezze. Quest'anno, fortunatamente, niente morti e feriti, ma in compenso, nel bagno principale, la sera della Vigilia compare un laghetto. Comincia la ricerca della perdita: la cosa più logica è che sia il pulsante della cassetta di scarico. Si chiude il rubinetto d'accesso, ma il laghetto si forma di nuovo. Dolcezze, a quattro zampe, comincia ad esaminare la sorgente dell'acqua e scopre che una piccola goccia esce dallo scarico del bidet. E' l'ora di andare a cena: Dolcezze sistema uno straccio super assorbente e va: al ritorno straccio zuppo e laghetto. E' Natale: dove lo prendi un idraulico? Nuovo straccio, si chiude il rubinetto d'accesso generale e si va dalla suocera. 
L' Amato Bene, celebre per le sue previsioni nefaste, comincia ad esprimere le sue considerazioni: "Ci dev'essere una perdita nel muro: la cassetta perde e l'acqua scende finché non trova una fessura da cui fuoruscire. Speriamo che non abbia già creato danno alla vicina di sotto. Ti immagini? Dovremmo pure risarcire i suoi danni, oltre i nostri...
Dolcezze: "Ma non potrebbe essere una guarnizione?" 
AB: "Non credo proprio. E se c'è una perdita nel muro dobbiamo smantellare tutto. Non abbiamo sufficienti mattonelle di riserva. Dobbiamo rifare il bagno!!!" 
Dolcezze comincia a tremare: è ancora vivo il ricordo dei terribili mesi della ristrutturazione della cucina (un assaggio qui) e il solo pensiero la terrorizza : di nuovo operai, calcinacci, polvere...non ce la può fare. E intanto raccoglie acqua. 
Oggi con gran timore e tremore Dolcezze chiama l'idraulico: "Bob Aggiustatutto, ho un problema: lo scarico del bidet perde." 
Bob: "Signora Dolcezze, sono per strada: arrivo subito" 
D: "Subito subito?" 
B: "E che la lascio una nottata con il pensiero?"

L' Amato Bene comincia a pronosticare tragici eventi e a preventivare i tempi e i costi della ristrutturazione: l'ansia di Dolcezze monta  a mille. 
Arriva Bob: "Tranquilla, signora: in dieci minuti risolviamo la cosa: si deve sostituire il manicotto." 
D: "Sicuro?" 
B:"Sicuro!" 
D: "Sicuro sicuro?" 
Bob sorride e si mette all'opera: dalla cassetta degli attrezzi emerge il pezzo necessario , che viene prontamente sostituito: "Ha visto, signora?"
Dolcezze per poco non lo abbraccia, tanto è felice. Bob va via e l'Amato Bene (d'ora in poi chiamato Grande Gufo): "Meno male! Poteva finire molto peggio!" 
Dolcezze (che ha subito lo stress delle sue previsioni e ha rischiato di restarci secca), onde evitare che finisca molto, molto peggio, tace e va a pulire.
 

venerdì 23 dicembre 2016

Di auguri scomodi



"Tanti auguri scomodi, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo strumento delle vostre scalate.
 
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.

I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi...



I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.

Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza."

+ Tonino Bello


...e con questi auguri, certamente non convenzionali, mi rivolgo a tutti voi che passate di qua in questo Natale. 
La Luce vera ci illumini e ci ricolmi di pace.

mercoledì 21 dicembre 2016

Del Natale in costruzione 9: pupazzo di neve

Sì, lo so: sto stravolgendo l'ordine dei mesi del Natale in costruzione, ma tanto ormai il mio ritardo è quasi certamente incolmabile...Alla fin fine il gioco l'ho creato io e io modifico le regole! In fondo dov'è scritto che  dovevo fare le decorazioni entro questo Natale? (ehm, sì...effettivamente l'avevo scritto qui...ma non fa niente).
A dire la verità Babbo Natale e Angelo sono in costruzione, ma la frenesia dei piccoli regali handmade ha preso il sopravvento e il progetto è passato in secondo piano. 
Comunque il pupazzo di neve l'ho fatto, con tanto di cappellino, anzi, per strafare, ne ho fatti persino due.
Eccoli!

Che ve ne pare?


Ohi, ohi...con il caldo dell'ultima sciroccata si sono squagliati, un uccellino ha rubato una sciarpetta e le carote sono finite nel fango. 
Credetemi sulla parola: erano bellissimi, almeno quanto i loro cappellini, che ho fatto seguendo questo tutorial scovato su Pinterest. 

Che dite? Ho barato troppo?

lunedì 12 dicembre 2016

Del cassetto della Nonna




Entro nella tua stanza in punta di piedi, come se ti potessi disturbare. 
Le persiane sono chiuse, la tenda abbassata, ma il sole filtra e sottili lame di luce illuminano l’ambiente. 
Il letto, alto, è rifatto. Sopra la coperta rossa, damascata, quella bella, che mi piaceva accarezzare. “Non toccare, che si sciupa!”. 
Mi avvicino al tuo comodino, apro il tuo cassetto. In perfetto ordine c’è la tua corona del rosario, la Filotea, il fazzoletto e le “caramelle a carrubba”. Ci sono anche le chiavi del baule…ecco, quelle veramente fuori posto, visto che le tenevi sempre in tasca, come se dentro ci fossero tesori…che altro non erano che vecchie lettere e fotografie. Ci sono le grosse forcine di corno, con le quali bloccavi la tua crocchia di capelli grigi, bellissimi, tutti onde, che hai mantenuto fino all’ultimo, insieme ai tuoi denti bianchi e perfetti, perle intatte, nonostante le innumerevoli gravidanze e gli interminabili allattamenti. Eppure tua sorella, invidiosa, al tuo primo spasimante che ammirava la tua bellezza aveva ricordato “Cu s’innamura di capiddi e denti s’innamura ‘i nenti!” °
La corona del Rosario…ne avevi tante; era il regalo richiesto da ogni viaggio. Ricordo il mio imbarazzo, nella mia prima andata a Parigi, visto che non conoscevo il termine francese. Finì che tirai fuori dalla borsa la mia e l’omino disse: “Ah, le chapelet!” e mi diede un rosario d’ulivo, che poi hai voluto fosse sepolto con te. Le tue corone erano levigate dall’uso: pregavi senza posa e per le litanie (rigorosamente in latino), ti mettevi in ginocchio appoggiata ad una sedia. Prima di andare a dormire te ne avvolgevi una al polso, perché la Madonna proteggesse il tuo sonno.
La Filotea…vecchio libro di preghiere, accanto ai tuoi occhiali. Lì trovavi tutte le tue devozioni, ma non eri una bigotta ignorante: conoscevi le Scritture, avevi curato molto la tua formazione umana e spirituale, tu grande divoratrice di libri, tu che avevi sempre un libro sul comodino e uno nelle grandi tasche del grembiule.
Il fazzoletto profumato…”Che sono questi cosi di carta? Bisogna avere un bel fazzoletto, possibilmente ricamato e profumato. Già essere vecchi non è bello, se non ci si profuma è peggio!”
Ma l’elemento più interessante per noi bambini era il pacchettino bianco in fondo. Da lì uscivano le caramelle di carrubba, panacea per tutti i mali: ci fosse la tosse o si avesse il mal di pancia, una caramella risolveva tutto. Quando eravamo un po’ cresciute consolava dalle delusioni d’amore o portava pace dopo una litigata. 
Quando oggi le ho viste, in una piccola bottega, le ho immediatamente comprate. Ne ho scartata una, con voluttà quasi, e in quel sapore ho ritrovato te e il mondo dell’infanzia, il tempo in cui una caramella aveva il potere di sanare tutto, il tempo in cui la nonna saggia riusciva a risolvere, con la sua fede e la sua esperienza, ogni problema, il tempo in cui in un abbraccio si scioglievano tutte le tensioni.
Stavo sempre con te, io ero il tuo “infermiere di Tata”, tu mi hai insegnato a cucinare e mi hai dettato le tue ricette di casa “perché poi, quando muoio, devi cucinare tu, ché tua madre non è cosa”
Custodisco gelosamente quel quaderno. La Stella, coi suoi primi tentativi culinari, ha strappato la copertina, le pagine sono ingiallite, ma, quando ho un dubbio, torno sempre lì a controllare. Erano ricette senza dosi, “ad occhio”, con tanti soffritti (e per questo così buone), tanto tu avevi uno stomaco di ferro!
Quando il tuo cuore cominciò ad essere ballerino, non volesti che si intervenisse con uno stimolatore: “Poi quel coso non mi fa morire, se è giunta la mia ora. Noi non siamo padroni della vita.”
Te ne andasti la mattina di Natale, fra qualche giorno saranno 30 anni, con in mano il biglietto della spesa con le cose da comprare per il pranzo, dopo aver raccomandato alla Zia Romana di cucinare lei il capretto “perché solo tu lo sai fare come me, tua sorella lo ammazzerebbe un'altra volta”.
Quando il Genitore, in segno di lutto, aveva cominciato a smontare albero e presepe, la Comandante tuonò: “Non togliere nulla, anzi, accendi le luci: la Mamma ama il Natale”.
E così te ne andasti in gloria, con la casa illuminata e il capretto dei giorni di festa, circondata da tutti i tuoi figli e nipoti, venuti per festeggiare il Natale di Nostro Signore e inconsapevoli che, invece, avrebbero celebrato il tuo. 

 °"Chi si innamora di capelli e denti si innamora di niente", poiché denti e capelli non sono beni durevoli