martedì 26 luglio 2016

Di tutorial per borsa di fettuccia

Ricordate la borsa di fettuccia che Dolcezze ha fatto per MammaAlfa? Ha avuto un discreto successo al punto che più persone le hanno chiesto come si fa. 
Ora proverà a spiegarlo, anche se, purtroppo, non può fornire un tutorial fotografico...perché non ha pensato che la borsa venisse così bene da dover spiegare a qualcuno il procedimento (ih, ih, ih!).
 

Ha usato una fettuccia di lycra, larga 2 centimetri, un uncinetto n° 10 e m1.20 di catena dorata.

Ha cominciato con 12 catenelle, sulle quali ha lavorato 3 file di punto basso in giri di andata e ritorno, ottenendo un rettangolo. Ha poi fatto un giro a punto basso tutto intorno, aumentando due punti in ogni angolo. Ha poi fatto un giro a punto basso, prendendo solo il filo dietro e ha continuato a punto canestro per 6 giri, riducendo qualche punto negli ultimi giri. Ha poi concluso con 2 giri a punto basso. 
Dopo aver concluso la borsa, ha diviso la catena in due parti e ha inserito tra le maglie la fettuccia. Ha poi unito i due manici alla borsa con piccoli punti nascosti e ha applicato sopra i 4 fiocchi. 
Non ha messo il bottone automatico perché le piaceva lasciarla bombata e non l'ha foderata perchè era sufficientemente rigida.

Tutto chiaro? 

giovedì 21 luglio 2016

Di cose che capitano (e di chi sogna ancora)





Capita che tuo figlio, in maniera imprevista e imprevedibile, al momento di iscriversi all'Università, invece di scegliere Ingegneria, la facoltà di sempre, decida di seguire la tua strada.
Capita che tuo figlio si rivolga a te per chiedere consiglio, per chiarire qualche dubbio, per ripetere un argomento spinoso...e tu ti renda conto che ricordi praticamente tutto, anche di discipline abbandonate da decenni. 
Capita che tuo figlio vada a fare esami e venga interrogato dallo stesso professore che 29 anni fa ha interrogato te nella stessa materia, lui allora assistente e oggi prossimo alla pensione.
Capita che tuo nipote, a 21 anni appena compiuti, si laurei e che in Commissione ci sia quello che è stato il tuo correlatore esattamente 28 anni fa.

Capita che tu rifletta sul tempo che passa e sulla continuità di un progetto (o di un sogno: perché scegliere Lettere in questi tempi tanto "tecnologici" è poco pratico, poco furbo, poco costruttivo, eppure ci sono ragazzi che sono ancora disposti ad investire sui sogni).
Capita che tu ti emozioni un poco e ricordi un vecchio titolo di un inserto di Repubblica di più di vent’anni fa che definiva Lettere “la Maserati delle facoltà” e ti chieda se valga ancora oggi, quando, se dici che tuo figlio si è iscritto lì, vedi comparire un sorrisetto se non un: “Come mai? Perché?”, come se non fosse possibile amare la cultura, cercare l’uomo nei libri e nelle storie, ascoltare col cuore e con le orecchie la parola e il ritmo, amare qualcosa che non offre un ritorno economico immediato.
Capita che tuo nipote, nella sua tesi di Laurea, ringrazi la sua prof del Ginnasio, che è stata per lui Magistra, nel senso più nobile del termine.
Capita che tu esca dalla Facoltà, stamattina, con l’animo più leggero e con il sorriso sulle labbra, perché è bello sapere che c’è ancora chi è capace di sognare e di chiedere, per regalo di Laurea, un buono in libreria.

sabato 16 luglio 2016

Della ginomirmicomachia




Quando Dolcezze è arrivata al Buen Retiro era assolutamente tranquilla. Già qualche giorno prima del trasferimento aveva provveduto, in modalità colfsfruttataesottopagata, ad aspirare, pulire, disinfettare ogni cosa rimasta inutilizzata per mesi. Ogni stipetto era stato controllato, il cibo scaduto eliminato, i letti rinfrescati e riapparecchiati, nuove scorte di cibo erano state predisposte…insomma, il programma di Dolcezze era quello di disfare i bagagli e correre a mare.  Non appena entrata, però, si era resa conto che nel giro di un paio di giorni la sua dimora era stata occupata: file di rosse formiche andavano e venivano dal  lavello della sua cucina, formicai erano fioriti in giardino e persino il suo pruno era ricoperto dall’intero popolo dei Mirmidoni in armi.
Dolcezze, però, non si era persa d’animo: le formiche la infastidiscono, ovviamente, ma non le fanno impressione: si era rimboccata le maniche (anzi no, non ce le ha) e aveva cominciato a fare strage in casa, a pulire, disinfettare, usare candeggina e tutti i possibili rimedi naturali. Fuori era passata alla polverina magica e, felice e soddisfatta, se n'era andata al mare. Al suo ritorno, però, aveva trovato non una, non due, ma ben tre file di formiche che si affaccendavano nel suo lavello. E no, care, così non va! Si era armata di pezzuola, di candeggina, aveva provato un sottile e inverecondo piacere nel far scorrere l’acqua e affogare le belve. Così imparano.
La mattina successiva si era alzata  ed era andata a preparare il caffè: erano di nuovo là.
Basta, si passa alle maniere forti…e via di Baygon (anche a rischio di avvelenare tutta la famiglia). Un’indagine accurata aveva rivelato che le belve arrivano dal tubo di scarico e da lì è cominciata la disinfestazione. L’odore nauseabondo aveva invaso la cucina, ma finalmente, non si vedeva più un insetto.
Dolcezze era tranquilla. Cominciava a sfaccendare  quando, con la coda dell’occhio, notava un movimento sospetto: proprio là, dal buco del lavello, uscivano, una alla volta, le nemiche. No, non erano loro: avevano chiamato i rinforzi! Alle piccole rosse formiche si sono succedute delle formiche nere, più grosse. Ricomincia la battaglia, ma il BAYGON A QUESTE FA UN BAFFO. Sono formiche geneticamente modificate, che SI NUTRONO di Baygon e, ad ogni assunzione raddoppiano di dimensioni. 
Dolcezze ha individuato almeno quattro divise (ehm, tipi di formiche) diverse, per non parlare degli altri eserciti che scorrazzano all’esterno, in giardino.  La Genitrice ha indicato un’inquietante mistura che, a suo dire, avrebbe sterminato le belve: doveva essere decisamente efficace, invitante e gradita, se le formiche si sono ulteriormente moltiplicate. Dolcezze comincia a credere che l’infallibile sistema di comunicazione del nemico abbia portato ad una sorta di pubblico invito: "Venite, truppe sorelle, qui abbiamo trovato Insettopia “
Dolcezze ha sigillato con la colla a caldo il pertugio sotto il lavello da cui le vedeva uscire, ha invaso il piano di bicarbonato, talco, sale, limone, menta...ma niente.
La cucina è più sterile di una sala operatoria, non si troverebbe una briciola neanche a pagarla oro, ma loro sono sempre là, con amiche e parenti, e sono pure diventate più aggressive. 

Dolcezze non ne può più.
Basta. Ha alzato bandiera bianca.