lunedì 29 febbraio 2016

Di sonagli e cerchietti (ché qui si crea!)

E' il momento che vi faccia vedere qualche lavoro, perché se no pensate che sono una creativa in pensione. A dire la verità un po' mi sento tale, visto che sono talmente presa dalle bomboniere per la Prima Comunione del Cucciolo (ancora non definite, tra l'altro, sigh!) che non riesco a fare altro.
Ho da farvi vedere, però, un sonaglio fatto qualche mese fa per la piccola Sara, figlia di Annalisa,un'amica dell'Isola Creativa.

Per lei ho creato un piccolo sonaglio di panno, ispirandomi a questa idea vista su Pinterest.

 

Ovviamente ho messo il sonaglino all'interno e non ho applicato all'esterno gli occhietti mobili, perché poco adatti ad un giochino per bambini, ma mi sembra carino comunque.


Invece qualche giorno fa ho preparato un regalino per la principessa del piano di sopra (per intenderci, quella che fa girare in tondo il Cucciolo con ogni suo battito di ciglia). Ho così, finalmente, inaugurato la Big Shot che l'Amato Bene mi ha regalato per san Valentino. 
Guardate quello che ho fatto:

(qui una fase della preparazione, in cui, oltretutto, si vedono bene i colori)


Che ne dite?

venerdì 26 febbraio 2016

Di libri importanti e di prime volte



Nei miei 16 anni Il nome della rosa fu il libro delle prime volte:

la prima volta in cui contesi un libro della biblioteca del liceo alla mia Compagnadiscuola: ce lo giocammo, letteralmente, perché era un libro molto ricercato e facevamo la spola per accaparrarcelo, non appena riconsegnato. Finì che lo presi io, ma lo lessi talmente in fretta che glielo passai brevi manu, senza restituirlo prima. Erano altri tempi: si attendevano le edizioni economiche per comprare un libro e la biblioteca diventava tappa obbligata se volevi leggere un romanzo famoso prima possibile;
la prima volta che esercitai il diritto di saltare le pagine: c'erano parti noiosissime per la sedicenne che ero e la ripartizione in capitoli con brevi sunti mi permise di evitare tutte quelle sezioni che parlavano di eresie che conoscevo poco per concentrarmi sul giallo;
la prima volta che feci mattina per finire un libro: sarebbe successo tante, tante altre volte, ma quella fu epica, con la Nonna Devota che di tanto in tanto mi chiamava: "Ma che fai, non dormi? Spegni che è tardi" e che poi, al mattino, mi confessò che lei, per non disturbare il Nonno, si nascondeva a leggere di notte in bagno;
la prima volta che mi confrontai con un romanzo in cui era protagonista anche la Storia (I promessi sposi studiati al ginnasio non fanno testo...erano un compito di scuola) e che scoprii che il Medio Evo poteva essere uno studio interessante.

L'ho riletto dieci anni dopo, quando finalmente lo comprai. Ero impegnata nella campagna calabra e mi accompagnò durante un viaggio. La diversa maturità e, soprattutto, gli studi fatti mi consentirono di leggerlo per intero e di apprezzarlo in maniera più consapevole, scoprendone la reale bellezza, i significati nascosti, le problematiche sottese...
L'ho ripreso in questi giorni, quasi come un tributo dovuto.

Ora che anche quest'altro grande vecchio se n'è andato, siamo tutti un po' più poveri, ma sempre ricchi di quanto la letteratura ci dona. E Guglielmo da Baskerville che cerca di salvare i libri in fiamme diventa l'emblema della civiltà che vuole sopravvivere all'oscurantismo e alla paura.  
E forse mai come oggi è necessario ricordarlo.

(e con questo libro che non ha bisogno di recensioni torno oggi, dopo una lunga assenza, al venerdì del libro)

lunedì 22 febbraio 2016

Dell'adolescente sordo

Riprende oggi la vecchia "rubrica" sugli adolescenti. Ovviamente non si parlerà qui di problematiche serie e di reali difficoltà uditive, ma di una patologia oltremodo diffusa...
immagine dal web

L'adolescente sordo è quello che non sente e non ascolta. Non ascolta perché, ovviamente, la sua testa è altrove, persa nel suo mondo fantastico e (più o meno) beato, non sente perché...beh, i motivi possono essere tanti...
L'adolescente è sordo perché ha le cuffie alle orecchie e spesso ascolta musica inascoltabile (ti voglio a sentire alcunché quando hai una batteria che ti fa zum zum nella testa!).
L'adolescente è sordo perché il suo apparato uditivo ha scientificamente escluso le frequenze emesse dai genitori e dagli insegnanti. Questo è il motivo per cui alla fine della lezione, quando il prof ha appena finito di dire: "Per domani versione n° 7 pag 125", immediatamente si leva la voce: "Cosa c'è per domani?" e, non appena il prof , con serenità olimpica: "Ripeto, per domani versione n° 7 pag 125" una terza voce si alza: "Cosa dobbiamo fare?". E un rapido sguardo a facce oneste e aperte ti fa capire che non c'è nessuna malafede né alcuna voglia di motteggiare.
Questo è anche il motivo per cui se la madre dice: "Portati l'ombrello", l'adolescente torna a casa zuppo o se viene incaricato di comprare il pane (e gli vengono dati i soldi relativi), il giovine torna a casa con le monete e dice: "Ma che dovevo fare?"
Ma il trionfo dell'adolescente sordo è il momento in cui, dopo che il genitore gli ha dato un incarico di qualsiasi genere, corredato da precise indicazioni (stradali, ferroviarie, pecuniarie etc. etc.) ed egli, a precisa domanda ha risposto: "Sì, tutto chiaro, ho capito tutto"...non avendo fatto nulla di quanto richiesto ed essendo stato aspramente redarguito risponde : "Ma tu non mi hai detto niente" oppure "Se anche me l'hai detto , io non l'ho sentito"

martedì 16 febbraio 2016

Di colloqui coi genitori 2

 
immagine dal web
In un rimpallo di post assolutamente casuale e involontario, dal momento che la realtà supera ampiamente ogni forma di immaginazione, Dolcezze è "costretta" a parlare del dialogo surreale sostenuto stamattina con la mammachesadilatino.

La settimana scorsa sono state consegnate le pagelle, ma oggi era il primo giorno utile per parlare con Dolcezze, che attendeva le solite folle oceaniche interessate a conoscere il perché e il percome delle sue valutazioni. Ciò che lei, però, non si aspettava è che la madre suddetta avesse già preso posizione nella sala dei colloqui alle 8.20,  cioè con ben due ore di anticipo sull'orario fissato. 

"Signora, ma io ricevo tra 2 ore"
"Lo so, professoressa, ma ci tengo a parlarle per prima"
"Contenta lei..."

All'orario giusto Dolcezze riceve la signora:
"Professoressa, mi scusi. Io certamente non posso entrare nel merito delle sue valutazioni, ma mi sembra che, non tanto in Italiano (sì, riconosco che in Francy c'è qualche pecca), quanto in latino i voti non corrispondano a realtà"
Dolcezze apre il registro (anche se ricorda benissimo la situazione dell'illustre rampollo):
"Francesco ha avuto 6/6, che mi sembra la valutazione corretta"
"Non è possibile, lui si applica molto in Latino, passiamo pomeriggi interi a studiare Latino. Mi creda, il cum e congiuntivo mi è uscito dalle orecchie"
"Certo, e infatti nella traduzione è evidente il miglioramento, ma nell'orale ancora c'è un po' di confusione"
"Ma perché? Che voti aveva?"
"Allo scritto 5 1/2 e 7, all'orale  5--, 6 e 5+, quindi, ad essere precisi, sono persino stata generosa."
"Sì, però allo scritto avrebbe potuto dargli di più, almeno per incoraggiarlo".
Dolcezze sorride.
"Signora, siamo al primo quadrimestre, ci sarà certamente modo di migliorare per la fine dell'anno scolastico"
"Professoressa, ma lei capisce che io sto a studiare con lui tutti i santi giorni, compresi sabato e domenica (lo sa, vero, che io so di latino?) e vorrei almeno un minimo di soddisfazione? Insomma, io un 7 non me lo merito?"

A questo punto Dolcezze ha dovuto esercitare il suo celebre autocontrollo per non scoppiare a ridere in faccia alla signora e ha pensato che, quando commentando il post di Murasaki aveva scritto che doveva decidersi ad interrogare la mammachesadilatino, non era poi andata tanto lontana dalla realtà...

(per la cronaca, nessun altro è venuto a lamentarsi)

domenica 14 febbraio 2016

Dello strano caso dello zerbino scomparso alle 5 del pomeriggio

C'era una volta uno zerbino, no, non uno zerbino di pregio, uno di quelli particolari, da 25 euro...uno zerbino di cocco, modesto, pagato con un'offerta 4,90 euro. Quando Dolcezze lo aveva visto lo aveva subito comprato. Era simpatico e a lei, gattofila da sempre, era apparso irresistibile. Vista l'impossibilità di tenere animali in casa, era sembrato un compromesso carino. L'amico era diventato "il gatto Felix" e presentava indubbi vantaggi: niente cibo da procurare, niente lettiera da pulire, nessun problema condominiale.


Le era piaciuto così tanto che lo aveva pure fotografato e inviato agli amici gattofili. La SantaVicina, madre affettuosa di due cani, aveva contestato questa occupazione di pianerottolo, lamentando che il cagnolino più piccolo avesse cercato di litigare col micetto, ottenendone in cambio, com'è ovvio, soltanto una "divina Indifferenza".
Tornando a casa era un rassicurante benvenuto, uscendo un piacevole primo incontro della giornata. 

Oggi pomeriggio, quando Dolcezze è rientrata in casa dopo il pranzo sanvalentinesco, ha salutato il suo amico, ma quando dopo un paio d'ore ha riaperto la porta per uscire...LO ZERBINO ERA SPARITO.
Inutile la ricerca all'interno del palazzo, nessun risultato hanno dato le indagini congiunte dell'intera famiglia, la sparizione è stata persino segnalata ai Carabinieri del quarto piano, ma ancora niente.
Qualcuno ha pensato ad un rapimento a scopo di riscatto (e per questo il telefono di casa è stato lasciato libero), qualcun altro propende per l'allontanamento volontario e sostiene che tra qualche giorno ricomparirà. Dolcezze di tanto in tanto guarda dallo spioncino, ma ancora nulla. 

Dopo la mutanda involata e il il calzino spaiato un terzo enigma si presenta a casa Dolcezze: Felix tornerà a casa o sarà perduto per sempre?

mercoledì 10 febbraio 2016

Dei piatti della tradizione di casa Dolcezze: Sugo di Carnevale



Come già detto innumerevoli volte, a Dolcezze piace rispettare le tradizioni familiari, anche quelle alimentari. La Nonna devota a riguardo era una fucina di ricordi e ogni festa religiosa o civile aveva il suo menu prefissato. Dei pidoni della Vigilia di Natale ho già parlato, oggi vi tocca il famigerato sugo di Carnevale. Anche questa è una tradizione comune (almeno della città) e in questi giorni il palazzo era tutto un ribollir di pentole e un olezzar di sughi.

Ma perché quello della Nonna devota è famigerato? Perché è buonissimo, ma ogni anno miete vittime. Di che si tratta? E’ fatto con carne di manzo e di maiale a tocchetti e salsiccia (e fin qui tutto regolare), ma arricchito da spezie che rendono la digestione un po’ complessa. 
Vediamo come si fa.
Intanto si prepara un soffritto di cipolla, carota, sedano, rosmarino, salvia, basilico (insomma, tutti gli aromi che avete in casa), si annaffia con mezzo bicchiere di buon vino da fare evaporare, si aggiunge il pomodoro passato e si fa cuocere a fuoco lento.
Si passa quindi alla rosolatura delle carni insieme a moooolto aglio (qui la Nonna devota abbondava: ne metteva un’intera testa, ben pulita e lavata), si sfuma con un altro mezzo bicchiere di vino e si passa tutto nella pentola del sugo aggiungendo qualche pezzo di stecca di cannella, 5/6 chiodi di garofano, 2/3 foglie di alloro e si fa cuocere a fuoco lento (per portare a cottura le carni e far restringere la venefica mistura) aggiustando di sale e di pepe. 


Il prodotto finito è OTTIMO, ma, com’è ovvio, è un macigno che impegna molto i succhi gastrici e biliari. Perfetto per condire la pasta (maccheroni fatti in casa o paccheri), ottime le carni che si sciolgono in bocca.

A conclusione del pasto si consiglia un buon bicchierino di Laurino o, alla peggio, una bustina di Biochetasi. L’Amato Bene si contorce da due giorni, Dolcezze sta benissimo (ma si deve riconoscere che è stata abituata a questo sugo dalla più tenera età e, quindi, deve aver sviluppato qualche succo gastrico compensativo). 


Dolcezze vi ha avvisato e ricorda che declina ogni responsabilità per eventuali “danni collaterali”.

sabato 6 febbraio 2016

Di come ti travesto il Cucciolo 3: Crociato

E' di nuovo Carnevale e di nuovo si ripropone il "problema" del vestito per il Cucciolo. 
L'idea viene da lontano. Quando sono stata a Parigi, ho visto dei bellissimi costumi "da gioco", fra i quali mi ha colpito particolarmente uno da cavaliere. L'ho immediatamente fotografato e già l'anno scorso l'avevo proposto al piccolo ma, come ovvio, la mia proposta era stata bocciata a favore di un più familiare costume da Minion. C'era stata, però, una promessa: "Me lo fai l'anno prossimo, mamma" e ora siamo qui.

Come sempre i costumi di Carnevale fatti da me sono semplici, economici...e per negati al cucito. Se il Bassotto era costato 4 euro, il Minion 2 euro, quest'anno veleggiamo sui 4.95 euro (ma il tutto è assolutamente riciclabile), e per giunta riutilizziamo un mantello che ha vestito uno dei Re Magi. 

Per il cappuccio-usbergo ho usato parte di un plaid di pile costato 1.95 euro (questa è l'unica parte passata a macchina, ma, volendo, si poteva anche cucire a mano con punti decorativi). Ho poi fatto con uno scampolo di pannolenci (3 euro) una tunica bianca  sulla quale ho applicato una croce, sempre di pannolenci. A completamento del costume una maglietta e dei pantaloni da tuta grigi, il mantello rosso cucito ai tempi dell'asilo dalla Nonna, una vecchia cintura dell'Amato Bene a cui ho aggiunto un buco e poi spada e scudo provenienti dalla trasferta romana (che non vedete perché la pazienza del modello è mooolto limitata, tanto che si è rifiutato di fare ulteriori foto)

Cucciolo felice e soddisfatto...e mamma pure!

Nota: Ma ci pensate che c'è chi mi ha detto che questo costume è poco "politically correct"? Mi sa che siamo messi proprio male...

lunedì 1 febbraio 2016

Delle cronache di Villa Arzilla 11



Come sapete, non è un periodo molto allegro, ma si dice che non c'è matrimonio senza pianto né funerale senza riso e poi la Zia Romana sicuramente, là dove si trova, si sta facendo le più matte risate grazie alla Genitrice.

Antefatto: 
una decina di anni fa, in occasione della dipartita della Comandante, Genitore e Genitrice, insieme con Zia Romana hanno comprato una sepoltura comune al cimitero, per stare tutti insieme anche post mortem, una di quelle tombe a 4 posti, in cui le bare vengono messe una sopra l’altra, in ordine di apparizione (anzi, di sparizione).  

Le battute sull’eterna sistemazione si sono sprecate, ai tempi:

Genitrice: “E’ un posto bellissimo! Si vede tutto lo Stretto!”

Genitore: “Peccato che saremo morti e non lo potremo vedere”

Cugino 1: “Però, che bello…tre sorelle tutte insieme!”

Zia Romana: “Figurati! Così la Comandante ci darà ordini anche da morta!”

Una leggenda familiare diceva che nessuno dei tre sopravvissuti fosse ancora passato a miglior vita, nonostante i molteplici acciacchi, per tema dei rimbrotti (inevitabili) che il primo si sarebbe beccato da parte della Comandante non appena arrivato.

Prima del funerale della Zia Romana:  
Genitrice:"Quella bara non mi piace affatto"
Dolcezze:"Perché? Cos'ha di strano?"
G:"Ma non vedi? Il legno non è lucido, bello...Quando moriremo io e Genitore , mi raccomando, non comprare a scatola chiusa: fatti portare il catalogo e scegli bene"
D:"Ma, Genitrice, che dici? Ma ti pare che in quei momenti uno pensi a sciocchezze del genere?" 
G: "E no, cara Dolcezze, ci devi pensare. Ecco perché te lo sto dicendo ora!"
D:"Ma poi, in fin dei conti, qual è il problema?"
G:"Il colore, non vedi? E' triste...praticamente è una vera cassa da morto!"


Oggi (data della tumulazione):
Genitrice è, come è ovvio, molto prostrata e formula pensieri poco allegri:

Genitrice:“Quando è giunta l’ora c’è poco da fare...Mah, comunque meglio così. “

Dolcezze:“Certo, è triste...ma perché dici che è meglio così?”

G:“Ma è ovvio… meglio che sia morta la zia Romana prima del Genitore. E’ più opportuno che ci sia lei sopra la zia Comandante, altrimenti immaginati le storie che avrebbe fatto lei con Genitore sopra!"
D: "..."
G:"E comunque, secondo me cominceranno subito a litigare. Non mi stupirei se Zia Romana si alzasse e se ne andasse"