giovedì 28 gennaio 2016

Di palline patchwork (e del Natale in costruzione 1/12)


Sarà che queste feste sono state un po’ così, sarà che del Natale non ce n’è mai abbastanza, sarà che le temperature rigide degli ultimi giorni sembravano veramente “natalizie”, sarà, soprattutto che c’è rimasta molto male a non aver potuto partecipare quest’anno al Meeting dell’Isola Creativa…per questo e per tanti altri motivi Dolcezze ha deciso di fare la pallina patchwork insegnata durante il minicorso  a Termini. 
Del resto aveva già preparato pallina di polistirolo, stoffine, spilli…insomma, la sua testa era sempre là e poi il proposito base di ogni anno è “imparare cose nuove” e quindi…


Dolcezze si è messa all'opera, basandosi su questo tutorial che Rosa le aveva suggerito e questo è il risultato 


Certo, c'è qualche imperfezione, ma ora ha capito qual è stato l'errore. Le prossime verranno sicuramente meglio, ma intanto...

ha imparato qualcosa di nuovo e ha preparato una nuova decorazione natalizia. 

La cosa le è piaciuta così tanto che ha deciso di continuare il gioco: scuola, famiglia e Villa Arzilla permettendo, ogni mese Dolcezze cercherà di fare qualcosa di natalizio, utilizzando tecniche e materiali diversi. 

L'idea si è allargata ed è diventata un'iniziativa condivisa dall'Isola Creativa, il  Natale in costruzione.
Ogni mese verranno proposti due progetti e ognuno è libero di scegliere cosa fare. Per Natale, se tutto va bene, si avranno 12 nuove decorazioni, per l'albero e per la casa.  

Ce la faranno? Boh, l'importante è partire. 

Questo è il banner dell'iniziativa

C'è qualcuno che si vuole unire?

lunedì 25 gennaio 2016

Di torte di mele gluten free

Da quando l'Amato Bene ha sviluppato una forma di intolleranza al glutine (che, se non è celiachia, le somiglia moltissimo) sono alla continua ricerca di ricette che possano andar bene anche per lui. Per questo il pover'uomo è costretto a fare da cavia ai miei esperimenti e gli va riconosciuto il merito di aver ingurgitato "cose" di dubbio aspetto e di inquietante consistenza. Di esse non troverete traccia in questo blog (ho una reputazione di cuoca da difendere!), ma quando qualche ricetta sperimentata riuscirà bene,  la proporrò qui, perché sia utile a chi ha lo stesso problema. 

E' il caso di questa torta di mele, veramente buona, che ha una sola controindicazione: piace proprio a tutti.



INGREDIENTI:
  • 150 g farina di riso
  • 50 g fecola di patate
  • 3 uova
  • 130 g zucchero (anche di canna)
  • 1 vasetto di yogurt agli agrumi o all'albicocca
  • 1 vasetto di olio di semi
  • 1 busta di lievito per dolci
  • 1 limone non trattato ( sia la scorza che il succo)
  • 4 mele
Innanzi tutto ho sbucciato 3 mele e le ho tagliate a tocchetti piccoli, che ho messo in una ciotola col succo di mezzo limone e un cucchiaio di zucchero. La mela restante l'ho invece tagliata a fettine sottili, che ho bagnato col succo di limone restante e ho messo da parte.
Ho  sbattuto le uova con lo zucchero e la scorza grattuggiata di limone e, quando il composto era spumoso,  ho aggiunto tutti gli altri ingredienti e, alla fine, il lievito. Ho poi unito le mele, mescolando delicatamente e ho versato il composto nella tortiera rivestita di carta forno. Sulla superficie ho sistemato le fettine di mela che avevo messo da parte, cercando di dare una forma gradevole (come vedete dalla foto, questa fase non è riuscita bene, perché c'è stato un passaggio del Cucciolo che si è pappato la mela). Ho poi infornato nel forno preriscaldato a 180° per 40 minuti (questo tempo è indicativo: come al solito, è bene fare la prova stecchino).
A questo punto avrei dovuto ricoprire con zucchero a velo, ma non ne ho avuto il tempo. 
Indovinate perché.

martedì 19 gennaio 2016

Del delitto (im)perfetto (nonostante il prof gabbato)



Che i prof non godano di un'altissima considerazione da parte della società non è dato dal fatto che:
-abbiano uno stipendio modesto e un contratto scaduto da anni
-in moltissimi pensino che il suddetto stipendio sia financo eccessivo, considerato che gli insegnanti lavorano 4 ore al giorno e hanno 3 mesi di ferie
-che qualunque governo, a qualunque forza politica appartenga, legiferi sulla scuola senza conoscerne davvero le dinamiche
-che pochi considerino la portata dell'impegno di un docente prima, durante e dopo il lavoro in classe
...e altre amenità che chi è del ramo conosce a menadito,
ma dal fatto che gli allievi, nonostante il prof abbia dato più e più volte prova di essere cerebralmente dotato...pensino che questi sia totalmente tonto.

Vengo e mi spiego.
Da che mondo è mondo l'alunno ha cercato, trovato e attuato le strategie idonee a sopravvivere ad un compito in classe. Solo pochi possono vantarsi di non aver mai copiato, ma comunque tutti  (compresa Dolcezze) hanno sempre trovato il modo di far arrivare al compagno in difficoltà l'aiuto indispensabile al superamento dell'anno scolastico, ma il tutto con pudore, con decenza e, soprattutto, senza lasciare prove cartacee. Questo perché, appunto, si aveva contezza dell'intelligenza del prof. 
Oggi non è più così.
Nell'era di Internet, si ritiene, erroneamente, che l'abilità copiatoria sia inversamente proporzionale all'intelligenza del docente

Dolcezze nel corso degli anni aveva maturato una certa abilità nell'impedire l'opera dei copiatori, anzi una delle sue battute storiche era: "E' sicuramente già nato chi riuscirà a prendermi in giro, ma state certi che non siete voi!"
I telefonini avevano cominciato ad incrinare questa sicumera: un alunno si era fatto beccare con nel cellulare la frase tradotta dal fratello a casa (ancora non c'era Internet), un altro aveva finito la sua versione mentre Dolcezze dava le indicazioni all'altra fila...ma a parte questo non c'erano stati episodi di rilievo. Quest'anno, invece, Dolcezze è stata gabbata due volte, e non con la versione di Latino, prima della quale tutti i cellulari vengono requisiti, ma con il compito di Italiano.

Ora, come può un alunno pensare che il prof, che lo conosce da quattro anni, non noti il brusco cambiamento di lessico e stile? 
Come può pensare che passino inosservate espressioni come: "La nostra epoca più di altre dimostra un tasso di soggezione alle leggi del profitto, declinate secondo la grammatica e la sintassi della comunicazione di massa e della tecnologia, che non ha precedenti", nella bocca penna  di chi mette a malapena due parole in fila?
L'unica possibilità logica è che il ragazzo creda che:
  1. il prof sia scemo o corregga sotto l'influsso di sonniferi o sostanze allucinogene oppure che
  2. il prof sia talmente rincretinito da non conoscere Internet e, quindi, non riesca ad arrivare alla fonte o ancora che
  3. il prof sia a tal punto disgustato dal mondo della scuola da far finta di niente.

E non so , in tutta onestà, quale possibilità sia la peggiore.

domenica 17 gennaio 2016

Di collane di lana

Sapevate già della folle impresa nella quale si era imbarcata Dolcezze, coinvolgendo la Meravigliosa Vicina...
Possiamo finalmente annunziare, magno cum gaudio, che l'operazione si è felicemente conclusa (a dire il vero è passato già un mese, ma con tutto l'ambaradan che c'è stato,erano cadute nel dimenticatoio).Le due temerarie hanno quagliato e le due collane sono state recapitate alle maestre che pare le abbiano apprezzate. Il lavoro è stato fatto a quattro mani (anzi, per dire la verità, la seconda è stata fatta "materialmente" dalla Meravigliosa...) ed è stato bellissimo progettare, confrontarsi, cambiare idea in corso d'opera...insomma, esperienza da ripetere!


La prima è molto semplice: si tratta di una lana melange che è stata leggermente ritorta e chiusa con una composizione di lapislazzulo e cristallo di rocca.

La seconda è un modello abbastanza visto in rete. Si tratta di una serie di cerchi di catenelle, raggruppate a gruppi di cinque e poi unite insieme. La chiusura è  una striscia lavorata a punto basso tunisino e poi abbellita con corallo e perle. 

Si tratta di un lavoro facile, ma d'effetto (fidatevi della mia parola, visto che le foto, purtroppo, sono pessime, come al solito).

mercoledì 13 gennaio 2016

Di ripartenze e di propositi





Ripartire è dura. Ha ragione Clara: mi è passato sopra un tir e rimettere insieme i pezzi è faticoso. Fortunatamente il tempo per pensare è poco, il lavoro tanto e le montagne di biancheria reclamano la mia presenza (e mai queste incombenze sono state più utili).
In tutto ciò ci sono pure le cose belle: il cammino universitario dell'Erede è partito bene, nonostante l'inferno di questi ultimi giorni, e il Cucciolo richiede attenzioni per il suo nono compleanno. La voglia di festeggiare è nulla, ma la sua presenza ci costringe a darci un smossa. La vita va avanti e, anche se le ferite sanguinano, si deve camminare. Facciamo quindi finta che vada tutto bene e pensiamo al futuro.

Questa esperienza mi ha ricordato che nulla è certo e stabile, 
che si deve godere di ogni attimo, 
che dobbiamo dare spazio alle cose importanti senza perdere tempo in sciocchezze, 
che nulla è più forte degli affetti, 
che non bisogna stare fermi, ma aprirsi a progetti e programmi, 
che occorre dare spazio ai sogni, 
che dobbiamo ricordarci di farci tante coccole, perché poi, alla fine,  
ciò che conta è amare: la propria famiglia, i propri amici, il proprio lavoro, i propri hobbyes, i propri libri.

Ripartiamo, allora, e grazie a tutti voi che mi siete stati vicini.

venerdì 8 gennaio 2016

...

In sala ci sono ancora i segni del vostro passaggio. I piatti da riporre nella credenza, la tovaglia da lavare, le carte dei regali scambiati per la Befana, perché per Natale non c'eravate e per la Zia Romana non avevamo potuto incontrarci prima. Ieri mattina c'era scuola e avrei dovuto mettere a posto tutto nel pomeriggio, ma è arrivata la telefonata dell'Amicadisempre, tua moglie. Ed è stato tutto un correre, un piangere, un non capire, un non accettare. 
Tu ci sei stato da sempre e pure l'Amato Bene, orso com'è, con te stava bene, perché tu avevi il dono, come l'Amicadisempre, di creare rapporti, di essere ponte, di riempire di allegria, barzellette e spiritosaggini ogni incontro, ma anche di condividere emozioni, sentimenti, pensieri. Avevi quella grazia antica degli uomini di una volta, quel rigore morale e quella serietà che cominciano ad essere merce rara ed eri quel porto al quale tutti noi sapevamo di poter attraccare nei momenti di difficoltà.

Ora siamo tutti smarriti. Giriamo per casa in silenzio, incapaci di fare alcunché e ci chiediamo come faremo ad andare avanti senza di te, come lei e tua figlia potranno tornare a casa senza di te, come il mondo potrà continuare a girare senza di te.

Crediamo fermamente che tutto è grazia, che anche questo ha un senso, ma in questo momento è difficile scoprirlo, perché il dolore avvolge ogni cosa e abbiamo bisogno di un supplemento di fede per sperare contro ogni speranza e per amare anche ciò che ci è impossibile capire.

Riposa in pace, Amicodisempre, sit tibi terra levis.

martedì 5 gennaio 2016

Della Zia Romana e del Cucciolo




La telefonata alla fine è arrivata. Il grande cuore della Zia Romana ha ceduto e lei finalmente riposa. La sua partenza è stata dolce e lei era così piena di vita e di energie che, mentre la si vegliava, insieme alle inevitabili lacrime che di tanto in tanto scendevano, era tutto un tripudio di aneddoti, di risate, di citazioni.
86 anni sono tanti …e lei non era certo una che passava inosservata.
Donna libera, schietta e “moderna” (fumava e portava i pantaloni, unica fra le sorelle, in tempi in cui ciò non si usava), amava giocare e le feste con lei erano uno spasso. La tombola era un rito sacro (guai a fiatare!) e quando perdeva si alzava e se ne andava, per poi tornare dieci minuti dopo. Impossibile giocare a tombola senza pensare a lei e ai suoi numeri “smorfiati”.
Era una donna dalla generosità assoluta (nessuno si avvicinava a lei senza tornare con qualcosa, che fosse un gioiello o un cavolfiore), ma soprattutto era una grande cuoca e una grande buongustaia. Ogni telefonata con lei, e anche le visite in ospedale, prevedevano la domanda di rito “Che cosa mangi oggi?” E alla risposta inevitabilmente seguiva un “Bleah!” se il menu era leggero e salutistico e un “Buono!” se si trattava di piatti-bomba. Si divertiva col Cucciolo, che con lei condivideva la passione per la buona tavola e per lui aveva sempre le caramelle.  

La telefonata era attesa, ma nessuno aveva pensato al Cucciolo, così grande, ma anche così piccolo e così legato alla zia Romana.
Cucciolo: “Ma la zia è uscita dall’ospedale?”
Dolcezze:“…”
Amato Bene: “Dolcezze, devi dirglielo”

E Dolcezze deve trovare le parole, spiegare che la zia è veramente uscita dall’ospedale, che adesso sta bene, non soffre più, è con suo marito e i suoi genitori e scherza e ride come prima e, probabilmente, sta chiedendo “Cosa si mangia oggi?” e, anzi, si è già messa ai fornelli, ché per troppo tempo ha mangiato minestrine.

E il Cucciolo capisce, ma piange, e Dolcezze è lì a spiegare che dobbiamo essere felici per lei e che il suo funerale sarà una festa, perché noi gioiamo per lei che è sicuramente immersa nella gioia di Dio.

C: “E allora, se è una festa, poi mangiamo tutti insieme?”