giovedì 31 dicembre 2015

Di bilanci (creativi e no)






Se ricordate l'inizio di questo 2015 non era stato dei migliori: nasi rotti, malefici virus, gonfiori molesti, uniti alle ferali profezie dell'oroscopo di Paolo Fox, avevano fatto temere il peggio. Ma ora che siamo arrivati all'ultimo giorno dell'anno, è tempo di bilanci, che vi propongo in stretto ordine alfabetico:

Amici: tanti e cari. Cosa chiedere di più?

Casa: i primi 3 mesi dell'anno sono stati un incubo (riflettendoci...forse l'oroscopo si riferiva a quelli...), ma adesso ho la cucina nuova (...ehm, nuova è una parola grossa...diciamo che è molto "vissuta")

Creatività: qui il bilancio è più che positivo. Praticamente non sono stata ferma un attimo: ho imparato a fare borse (di fettuccia e di feltro), l'uncinetto tunisino, il patchwork senz'ago,  ho ultimato degli UFO, sono impazzita per il feltro, ho fatto collane (che vi farò vedere quando tutte saranno state recapitate)...solo il ricamo è stato trascurato, ma spero di rimediare.

Famiglia: Amato Bene sempre più brontolone e pantofolaio, ma meraviglioso come sempre, Erede maturato e universitario, Stella sempre più studiosa (e pure innamorata), Cucciolo incontenibile, ma tenero, curioso e affettuoso.

Libri: ho letto tanto, anche se un po' meno degli altri anni. Ho trovato libri buoni, libri inutili e anche qualche libro brutto, ma è mancato il "libro dell'anno". Adesso ho il Kindle (regalo natalizio dei figli), di cui devo ancora valutare bene le potenzialità. Vedremo se cambierà le mie abitudini di lettura, come sostengono in molti.

Scuola: la Quinta è uscita senza morti nè feriti, e questo è un miracolo (Deo gratias); la Prima è diventata Seconda e sta venendo su bene e una nuova Prima è entrata positivamente in scena. La Quarta non brilla ma cammina e, nel contempo, è voce della Rivoluzione, con risultati più o meno validi.
Sulla "buona scuola" ho già detto, e non voglio pensarci oggi. L'unica nota positiva è l'immissione in ruolo della Sorella, che una serie di pastoie familiari e burocratiche aveva relegato al precariato. Ah, dimenticavo, ci sono anche i 500 euro...

Viaggi: ancora niente Provenza, ma mini-viaggi piacevoli e arricchenti dal punto di vista degli affetti, delle amicizie e della Bellezza.

Villa Arzilla: si invecchia, gli acciacchi aumentano, le frequentazioni di ortopedici, cardiologi, otorinolaringoiatri e oculisti sono , come sempre, assidue, ma il fronte ha tenuto e, incredibilmente, anche la Zia Romana (fronte ausiliario, di cui da mesi si aspettano tracolli)  resiste, resiste, resiste, accrescendo il mito di forza invincibile che l'ha sempre accompagnata.

Insomma, nonostante le infauste previsioni di Paolo Fox, fino a questo momento il 2015 è stato abbastanza benevolo, a riprova che non è opportuno mettere alla prova Babylonios numeros.
Quest'anno non mi sono ancora documentata sulle profezie (e probabilmente non lo farò), ma cercherò di vivere ogni giorno traendone tutto il bene possibile, anche se, certamente, ci saranno delle difficoltà. 
Proprio questo, insieme alla salute e alla pace, è quello che auguro a te che passi di qua. 

Per i propositi c'è ancora tempo...intanto, come diceva la Nonna...

BUONA FINE E BUON PRINCIPIO!




venerdì 25 dicembre 2015

Dell’odore del Natale



No,no…se cercate cannella e agrumi avete sbagliato blog! 
Dopo ricordi e speranze, questo è un post dissacrante. Qui non si parla di nordiche atmosfere ovattate, di profumi speziati che si diffondono in ambienti raffinati ed eleganti…qui si parla di odori di cucina che, come Dolcezze ha sperimentato il pomeriggio della Vigilia, si espandono ben aldilà delle stanze di pertinenza.

Premessa: da queste parti la tradizione antica della Vigilia prevedeva pidoni (1) fritti, baccalà fritto, sfingi (2) fritte, frittura mista. 
 http://www.ristorantegattopardomessina.it/wp-content/gallery/friggitoria/IMG_8425.jpg
Nonostante le giuste  e doverose inserzioni, dovute ai gusti alimentari diversi subentrati nell’ultimo secolo, Dolcezze è piuttosto fedele ai dettami alimentari della Nonna Devota e, quindi, pidoni e sfingi non mancano mai nella cena del 24. Anche quest’anno non si è sottratta al rito e dall’alba ha cominciato ad impastare, far lievitare, riempire…e friggere. 
L’odore di fritto, nonostante la cappa in funzione al massimo e le finestre spalancate anche se è dicembre, si è bellamente diffuso per tutta la magione, impregnando coi suoi nauseabondi olezzi ogni cosa, abito o persona ci fosse nelle vicinanze, nella fattispecie Dolcezze. A nulla è servito che lei lavorasse con una cuffietta nei capelli, che si sia integralmente cambiata, docciata, rivestita e profumata…il malefico odore persisteva, almeno nelle sue narici.

Dolcezze esce di casa, e il fritto la accompagna per le scale, arriva all’androne e lo sente uguale. Comincia a vergognarsi e pensa di avere appestato un palazzo. Poi esce, e l’odore persiste…fino ad arrivare in una via in cui era tutto un odore di fritto. Va a fare gli auguri agli Amici Vicini e l’Amico: “ Oh…profumi di mamma” e mentre Dolcezze sprofonda per l’imbarazzo di un odore persistente, lui le fa notare che “tutte le mamme profumano così la Vigilia di Natale”. 
E lì è scoppiata a ridere, ha capito che fa parte di una storia (stavolta alimentare) che coinvolge la città e ha compreso perché nessuno si stupisce quando, nella messa di Natale, la signora seduta accanto, anche se visonata e ingioiellata,  profuma di Fritturel n° 5.

 
(1) panzerotti ripieni di indivia riccia, formaggio, pomodori e acciughe 
(2) frittelle di pasta lievitata con uvetta (se dolci) o acciughe (se salate)

mercoledì 23 dicembre 2015

Del Natale che vorrei

Il Natale che vorrei è quello in cui la famiglia è un blocco unico, in cui ognuno ha la sua individualità, il suo spazio, la sua natura, ma si cammina insieme, si combatte insieme, si gioisce insieme.
Il Natale che vorrei è quello in cui i muri di separazione e i fiumi vengono superati da ponti in cui tutti possono liberamente passare.
Il Natale che vorrei è quello in cui non ci si stanca di cercare, chi è in cammino riesce ad individuare la stella che lo guidi e tramite essa trova la strada.
Il Natale che vorrei è quello in cui ogni casa ha la luce dell’amore e della pace.
Il Natale che vorrei è quello in cui ognuno trova l’acqua per dissetare la sete del suo animo.
Il Natale che vorrei è quello in cui si fa festa, si gioisce e si dona.
Il Natale che vorrei è quello in cui ognuno ha la capacità di meravigliarsi quotidianamente del miracolo della vita.
Il Natale che vorrei è quello in cui il lupo e l’agnello pascolano insieme, senza il desiderio di violenza e di prevaricazione.
Il Natale che vorrei è quello in cui ognuno ha il suo lavoro e guadagna il suo pane con dignità.
Il Natale che vorrei è quello in cui si condivide con semplicità ciò che si ha e ciò che si è.
Il Natale che vorrei è quell’oasi nella quale ci si possa rinfrancare e riposare durante il cammino.
Il Natale che vorrei è quello in cui ognuno è in grado di ascoltare la voce degli angeli che annunciano la gioia e non solo quella di chi proclama il male e il dolore.
Il Natale che vorrei è quello in cui nessuno sta in disparte, per i fatti suoi, senza entrare in relazione con gli altri, chiuso nel proprio individualismo.
Il Natale che vorrei è quello in cui ognuno diventa portatore della Luce che viene dalla grotta e così riesce ad illuminare il mondo.

Il Natale che voglio è proprio questo: vogliamo provare a costruirlo insieme? 

Buon Natale a tutti voi che passate di qua.

mercoledì 16 dicembre 2015

Della magia del Natale



Si cominciava col tirare giù la grande valigia, poi si liberava il piano della consolle e si iniziavano a costruire le montagne. Scatole di cereali, fumetti e libri piccoli contribuivano a creare la magia. Qualche foglio di carta roccia, il muschio preso nel muro del giardino da Papà, la stagnola o lo specchio per fare il lago...e poco a poco i pastorelli arrivavano ad occupare il proprio posto. Ognuno aveva il suo preferito e c'erano quelli che nessuno voleva. C'era il pastore addormentato, quello che non si accorge del Mistero che si compie nella notte e resta a dormire, mentre il suo cane vigila, c'era "u maravigghiatu d'a rutta" che contemplava a braccia aperte, c’erano i pastori e tante pecore e i Re Magi da fare avvicinare poco a poco.

Al mattino, appena alzata, trovavo una coltre di neve, alta e profumata che ricopriva ogni cosa. I lineamenti dei personaggi non si distinguevano più, le casette di polistirolo sembravano lì lì per crollare…ma la Nonna devota non voleva sentire ragioni: sul presepe nevicava ogni giorno e ogni giorno bisognava controllare la posizione della propria pecorella: se eri stato buono era più vicina a Gesù, altrimenti si perdeva tra le rocce.

Quando ero bambina non c’era l’albero, quello è arrivato più tardi, piccolo, con le palline di vetro che si rompevano ogni volta che passavi e le facevi cadere. La Genitrice addobbava porte e cornici, perché a Natale tutto doveva essere perfetto. In cucina le operazioni cominciavano con giorni d'anticipo, ma l’inizio “ufficiale” delle feste era l’acquisto della frutta secca che riempiva ciotole e alzatine. Il giorno dell’Immacolata avevano inizio le tombole, che accompagnavano le serate fino all’Epifania. Solo nel periodo natalizio si tiravano fuori le carte, che poi venivano riposte, insieme con la tombola, fino al nuovo anno. Noi bambini giocavamo tutto il giorno e a volte qualche adulto si aggiungeva. Era la magia del Natale, a cui nessuno si sottraeva e che permeava ogni cosa. 
Oggi i ritmi sono più veloci. Non c'è il tempo da impiegare nelle tombole "preparatorie", ma l'addobbo è fatto: l'albero troneggia in salotto, la cucina e le stanze hanno tutte i loro decori (tutti moderni, molti handmade) e il presepe è sempre il centro. 
Ma forse del mio presepe vi parlerò un'altra volta.

E questo è il mio contributo per 

 

 

domenica 13 dicembre 2015

Di porte aperte





 Stamattina, in una splendida giornata di sole...
 




"Apritevi, porte eterne,
ed entri il Re della gloria!"



Con l'augurio per tutti di poter sperimentare la gioia e la bellezza della Misericordia,

 da ricevere e da offrire.