sabato 31 ottobre 2015

Della festa dei Morti

 
Mio Nonno morì un mese prima della mia nascita, ma io non ho mai sentito la sua mancanza. Lui era presente nei racconti della Nonna e di mio padre e poi, puntuale come un orologio, arrivava ogni anno la notte fra l'1 e il 2 novembre con il suo carico di doni. 
Io e mia sorella ci coricavamo emozionate, senza dimenticare di dire per lui l’Eterno Riposo (lo dicevamo tutte le sera, ma in quella la preghiera era più sentita). Appena spenta la luce non aprivamo più gli occhi, perché se il Nonno fosse arrivato e noi l’avessimo visto, non ci avrebbe più portato niente. Al mattino, appena alzati, ci infilavamo sotto il letto e trovavamo i nostri regali: il vassoietto con la frutta martorana e le “ossa di morto” e il giocattolo, accompagnato dal biglietto: “Alle mie belle e brave nipotine il vostro caro nonno Nino”, scritto con una grafia elegante e puntuta, che mai e poi mai avrei dubitato essere quella sua.   
Un anno mia sorella sentì un rumore e aprì mezzo occhio. Al mattino mi disse in gran segreto: “Sai, ho visto il Nonno quando ci ha portato i regali…somiglia molto a Papà.” Ma anche in quel caso nessun dubbio.
Noi non andavamo al cimitero, perché il Nonno era sepolto in paese, ma andavamo a Messa e raddoppiavamo le preghiere per lui, riservandoci la visita all’estate, perché allora i bambini andavano al cimitero, la morte era compagna della vita e non esisteva nessuna paura e nessuna menzogna. 
Si nasceva, si cresceva, si moriva. Era la vita, e non c’era alcun timore nel far salutare il parente morto dai bambini, anche perché l’evento, specie se coinvolgeva un anziano, era nel regolare ciclo dell'esistenza. E poi dopo c’erano gli amici che venivano a fare visita e portavano dolci…e quindi la morte non aveva niente di spaventoso. 
C’era il dolore dell’assenza, ma questo da piccolo non lo capivi…sapevi soltanto che per i Morti avresti avuto un regalo in più.   
Il primo morto che io vidi, avevo 6 anni, era uno zio carissimo, cui ero molto legata. Mi portarono a salutarlo e io lo ricordo, sul letto, con accanto la zia distrutta, ma sereno. Morì a giugno: per i morti trovammo una meravigliosa bambola che parlava e camminava…e questo allontanò il dolore.
I Morti erano, infatti, il “canale privilegiato” per l’arrivo dei giocattoli (poi c’era la Befana, ma non era la stessa cosa). Era un modo per esorcizzare la morte, mantenere una via di comunicazione fra l'aldilà e l'aldiquà, creare una "corrispondenza d'amorosi sensi" con il defunto. E, certo, la fede nella Resurrezione aiutava molto.

Oggi combatto con le unghie e con i denti per mantenere viva questa tradizione, che altre festività tentano di soppiantare.   
Io francamente non vedo nessun rischio “satanico” nell’ "Halloween de no’ artri”, che dalle nostre parti è solo un tripudio di zucche, scheletri e fantasmini…e quindi poco male. Quello che lamento io è la perdita del contatto buono con la morte, che era un modo bello e naturale per affrontare un tema importante e serio con i bambini. L'attesa del giocattolo addolciva la perdita, il morto "non moriva del tutto", ma rimaneva accanto al nipotino, al figlio, al fratello come presenza amica, protettrice (altro che zombie!).
Mio suocero morì che i miei grandi avevano 3 e 5 anni e loro salutarono il nonno che “era volato in cielo”. 
Quando lo videro non c’era alcun timore, ma la loro preoccupazione unica era individuare le sue ali. Dopo il funerale io sentii una discussione fra la Stella e la cuginetta coetanea che indicavano la finestra attraverso cui il Nonno era volato via con le sue ali appena cresciute. 
Nessuna paura del morto, nessun timore di ritorno di fantasmi, anzi, la consapevolezza lieta della presenza amorosa accanto a loro.
Stamattina i ragazzi andranno al cimitero dal Nonno, a portargli un fiore. Dopodomani il Cucciolo cercherà sotto il letto e troverà i suoi pacchetti e con lui anche i suoi fratelli, complici di una finzione che, in realtà, è amore.


Aggiornamento del 2/2

Stamattina presto il Cucciolo si alza e cerca sotto il letto: nulla.
 
-Ma che? Il Nonno non è venuto?
-Forse passa più tardi. Sai, mio Nonno veniva dal Paese e spesso arrivava il pomeriggio (causa temporali Dolcezze non era riuscita ad arrivare al negozio di giocattoli)
-Sì, ma mio Nonno viene da qua...è vicino.
-Allora forse ha avuto problemi per il tempo.
-Giusto. Con questo vento e con questa pioggia non poteva volare. Meno male che ora ha smesso.

Ora, ad una successiva ricerca, sono stati trovati i pacchi. Il Cucciolo finalmente è contento.
  

mercoledì 28 ottobre 2015

Di problemi matematici (ovvero del bilancio scolastico del mese di ottobre che si avvia a conclusione)

Siccome siamo in periodo di scuola, Dolcezze propone alcuni problemi, uno di stretta aritmetica, altri di logica . Vediamo chi degli affezionati lettori troverà le soluzioni.


Primo problema

Il mese di ottobre è costituito da 31 giorni.
Di questi 9 sono sabati e domeniche.

1 giorno la scuola è stata chiusa per allerta meteo,
1 giorno per allagamento,
2 giorni per ripristino locali dopo l’allagamento,
1 giorno per disinfezione locali dopo l’allagamento,
2 per mancanza d’acqua dovuta ad un guasto della rete idrica cittadina.

1 giorno non si sono svolte le regolari lezioni per manifestazione studentesca,
1 giorno per elezioni organi collegiali,
1 giorno per assemblea di istituto.

5 giorni le lezioni hanno avuto un orario ridotto per:
  • doppi turni a seguito di locali inagibili per caduta intonaci e successivo ripristino,
  • allagamento locali,
  • elezioni Consulta,
  • mancanza d’acqua: 
quanti giorni di lezione ci sono stati ad ottobre?


Secondo problema

Sic stantibus rebus ...
Dove troverà Dolcezze il tempo per svolgere quanto programmato?

Come potrà ricondurre all'ordine una settantina di baldi giovani che hanno sicuramente dimenticato tutto quanto faticosamente appreso, anche a causa di mattinate di sonno e pomeriggi e serate di play station?

Quando (e come) verranno recuperati i giorni persi? 

Aggiornamento: i 2 giorni di chiusura scuola per emergenza idrica sono diventati 4.









domenica 25 ottobre 2015

Del procrastinatore ( e di Geni)


Quinto Fabio Massimo è passato alla storia come Cunctator, il Temporeggiatore. La storia ci dice che la sua tattica, non sempre compresa dai suoi contemporanei, fu, in realtà, utile a sfiancare Annibale e che il cambio di strategia portò alla più disastrosa sconfitta dell'esercito romano in campo di battaglia. 
Fa costantemente riferimento a questo illustre personaggio storico il protagonista di oggi: il PROCRASTINATORE. 

Il procrastinatore (neologismo coniato ad hoc) è un fermo sostenitore del "non fare oggi quello che puoi fare domani" e del '"meglio la gallina domani che l'uovo oggi (se devo andare al pollaio per prenderlo)". Il motto del suo stemma nobiliare è "POI".

"Partiamo?" "In estate? C'è troppo caldo!" (varianti: "In inverno? Con questo freddo?" "In primavera? Ma c'è troppa gente in giro!"" In autunno? Ma il tempo è troppo incerto!")
"Hai chiesto le ferie?" "Ora? Lo faccio domani"
"Prenotiamo l'aereo per le vacanze? " "Ora? Non è meglio aspettare la conferma delle ferie?" (vedi sopra)
"Andiamo al cinema?" "Oggi? Non è meglio andare domani?"
"Vai a fare la spesa tu?" "No, è meglio che la facciamo insieme!""Ma io ora non posso!" "E allora andiamo poi"
"Devi comprarti i pantaloni nuovi, usciamo?" "Oggi? No, oggi no, non me la sento...andiamo un'altra volta".
I frutti di questa strategia sono ovvi: niente posti in aereo, vacanze rimandate sine die, vestiti troppo larghi o troppo stretti, visioni cinematografiche ridotte al minimo e, ovviamente, obiettivo realizzato: si sfianca il nemico, specie se questo è, invece, un tipo deciso.

L'unica certezza è che, effettivamente, questa strategia impedisce il tracollo delle finanze familiari e, quindi, si evita Canne. 

Ma Annibale stavolta non perderà tempo ad aspettare: attaccherà direttamente Roma. 
Forse la storia avrà uno sviluppo diverso.

Vi faremo sapere.

Special Guest:...indovina un po'


...e siccome certi malanni sono contagiosi, anch'io ho rimandato il mio contributo a " I wish, il tag dei desideri" che parte dal blog Racconti dal passato e al quale sono stata invitata dalla deliziosa Fabiola (Grazie!).
 
 
 
In che consiste? Praticamente posso esprimere 3 desideri e da questa lampada  uscirà un Genio che li realizzerà. 
Allora, dal momento che la pace nel mondo, la sparizione della fame e delle malattie, la salute di Villa Arzilla e della Tribù, oltre che il lavoro per tutti pare non siano sua competenza , mi limiterò a cose piccole e sciocche:
  1. la Provenza, la Provenza, la Provenza (sono 10 anni che lo dico, ma quanto detto sopra fa capire quello che ci vuole, uffffff!)
  2. tre giorni, due giorni, un giorno  un pomeriggio di riposo e silenzio assoluto, per dedicarmi tranquillamente a quanto mi aggrada (e sì...è un desiderio!)
  3. perdere i 5 chiletti che ho preso in questi ultimi 2 anni (e qui veramente c'è bisogno di una spintarella da Genio!)
Ecco le regole del tag, che vanno ricordate:

1) Usare l'immagine della lampada
2) Citare l'ideatrice del tag: Racconti dal passato
3) Ringraziare chi ti ha nominato (già fatto)
4) Citare a mia volta 5 o più blog : e io passo la lampada a...chiunque abbia voglia di parlarci dei suoi desideri.

Avanti! Non siate timidi!
 

martedì 20 ottobre 2015

Di borse di feltro 2

Per chi non l'avesse capito Dolcezze è in fase feltrosa. 

Dopo la calamita e le spille, il segnalibro  e  la prima borsa di feltro (e il regalino per la nipotina del Forum appena nata, che vi mostrerò a breve)...in quattro e quattr'otto ne ho tagliata e cucita un'altra.
Il modello è questo, ma, ovviamente, l'ho rimaneggiato 


e la decorazione è venuta...da sola. 
L'idea era, infatti, quella di fare stavolta un fiore di lana, poi uno scampolo di pannolenci fucsia mi ha fatto accendere la lampadina. 


Le foglie sono di feltro e i particolari sono ricamati con cotone Perlé n° 5.

I manici sono rinforzati con un secondo strato interno.


domenica 18 ottobre 2015

Dei secondi segni della vecchiaia incipiente





Ad integrazione  di quanto già detto qui, comprendi che la detestata soglia di vecchiezza si avvicina inesorabilmente quando: 

-nel giro di una settimana hai avuto quattro serate mondane (cosa oltremodo insolita per chi conduce vita quasi monacale!) e la domenica sera sei stremata;
-le suddette serate mondane sono 3 compleanni e una cena degli avanzi;
-i succitati compleanni sono due 50esimi e un 60esimo;
-i 3 libri che hai in lettura (uno sul comodino, uno in bagno e uno in borsa) sono corredati da un paio di occhiali da presbite ognuno;
-quando sali le scale hai un dolorino al ginocchio;
-paghi da qualche mese il riscatto della laurea in vista della (remota) pensione;
-hai un figlio all'università;
-sei la quarta nella graduatoria della tua disciplina a scuola;
-quando entri in un negozio di scarpe ti dirigi immediatamente nella zona confort-soft;
-quando culli la neonata della tua amica ti chiedono "Ti stai preparando a fare la nonna?".

giovedì 15 ottobre 2015

Di segnalibri feltrosi e di libri regalati e ricevuti

All'interno delle iniziative dell'Isola Creativa, è stato organizzato uno swap che non potevo lasciarmi sfuggire, Fra le pagine di un libro.  Ogni swap prevede che alla propria abbinata si invii un regalo acquistato e un handmade, ovviamente a tema. In questo particolare swap il regalo da acquistare era "obbligato", cioè un libro, importante per il mittente e (sperabilmente) gradito al destinatario. 
Io mi son trovata un po' in difficoltà, perché sono stata abbinata alla bravissima Loredana, che, però, non parla italiano. La mia scelta è allora caduta su Il profeta, di Gibran, uno dei libri della mia adolescenza, che ha il merito di avere il testo a fronte in inglese. 
E l'handmade? Quasi obbligato: un segnalibro. 
Ci ho meditato, ho esplorato Pinterest in lungo e in largo e poi ho pensato anche alla stagione ed è nato questo

Mentre ammirate la splendida qualità delle foto, vi esorto a notare la zucchetta cicciotta, che fa compagnia a quella applicata. 

Questo è l'insieme (la foto è rubata alla mia abbinata che è più brava di me con la macchina fotografica)



(Lo sapete, vero, che impazzisco per le zucche?)

Io, invece, ho ricevuto da Rosa 1984 di Orwell, uno dei pochi libri di cui ricordo perfettamente come, quando e perché l'ho letto: avevo 18 anni, era il giorno di Pasqua ed ero a casa ad aspettare una telefonata che poi arrivò solo in serata. Orwell mi fece compagnia in quella lunga giornata e mi spinse a riflettere su tante cose. Stranamente non l'ho mai riletto, perché allora mi era stato prestato e lo avevo restituito e, tra l'altro, lo ricordavo benissimo. Credo sia arrivato il momento di riprenderlo.
Insieme con il libro mi sono arrivati dei segnalibri, che ho già messo in esercizio sui tre libri in corso di lettura.




Belli, vero?

Ovviamente sono questi i miei consigli (anticipati) per il venerdì del libro, opere che non hanno bisogno di alcuna presentazione!

lunedì 12 ottobre 2015

Di borse di feltro 1

Nuovo esperimento creativo ... per la serie più invecchio più imparo

Dal mio spacciatore di fettuccia ho trovato tre bei tagli di feltro, che ho comprato in previsione del Natale. Arrivata a casa, però, più li guardavo, più pensavo di poterne fare altro uso. 
Navigando su Pinterest ho trovato questa borsa e ho cominciato a fantasticare. Pensa che ti ripensa ho fatto un progettino e la borsa è nata prima nella mia testa che tra le mie mani.



Il modello era preciso e pure un'imbranata come me è riuscita al primo colpo. 

Che ne dite? 

Vi piace la scelta dei colori?


Con questo post partecipo a


giovedì 8 ottobre 2015

Di quelli che tornano

A volte ritornano.

Te li trovi davanti quando meno te lo aspetti, nel bel mezzo di una lezione, mentre sei alla lavagna e dai le spalle alla porta aperta, e una voce ti dice: " Ma lo ha detto anche a loro il proverbio della Nonna?" E a quel punto, senza neanche girarti, rispondi: "Ovvio, quello e pure tutti gli altri!" E partono gli abbracci, come di vecchi compagni di strada, e ti trovi a giustificarti davanti ai Primini che guardano curiosi e perplessi quello scambio di battute che segue un codice che ancora non è loro: "E' uno che è uscito 10 anni fa, oggi è giornalista" oppure "La mia alunna bravissima, quella che diventerà famosa", oppure "Questa è quella per il cui compito dì maturità mi son commossa". E i grandi allora parlano ai piccoli, raccontano aneddoti o danno informazioni e diventa una festa e quando vanno via continui a parlare di loro, di quello che erano e di quello che sono diventati e torni a casa più leggera, con una scorta di gioia per i giorni tristi.

E a volte tornano anche gli altri, quelli che ti hanno fatto penare, quelli con i quali ti sei scontrato, che hai rimproverato, che hai minacciato...quelli che non ti aspetti.
E' quello che è successo in questo mese. Alla spicciolata, a scuola, con i messaggini su whatsapp, con l'appostamento al semaforo, sono tornati. 
In tanti.
"Prof, non sono entrata." "Ce la farai al prossimo bando."
"Prof, è tosta." "Lo so, ma ce la farai."
"Prof, volevo dirle una cosa. Come ogni anno c'è stata sotto casa mia quella manifestazione...e allora ho pensato a quello che diceva lei, che dobbiamo essere curiosi, soprattutto delle nostre tradizioni, del nostro passato, e sono andata  a documentarmi. Adesso so chi raffigurano quelle statue".

E poi arriva quella che ti ha contestato per cinque anni, che ti accusava di essere troppo severa, di chiedere troppo da loro, quella che non capiva perché tu pretendevi la linearità del pensiero e dell'esposizione, non ti accontentavi mai e dicevi che dovevano puntare in alto:
"Prof, volevo dirle che aveva ragione lei. Vedo la differenza con i miei colleghi: io penso e parlo in maniera diversa".
E ti viene da piangere, di gioia, e non perché ti ha dato ragione, ma perché è tornata a dirtelo, perché ha capito che riconoscere di avere sbagliato è segno di maturità e non di debolezza, perché quello che è stato seminato non è andato perduto e prima o poi fiorirà.

E allora capisci che, nonostante la buona scuola, i presidi sceriffi, la burocrazia avvilente, è proprio lì che vuoi stare. 

domenica 4 ottobre 2015

Delle partite di pallone




Dolcezze odia il calcio.
Ok, odiare è troppo.
Dolcezze non ama il calcio. 
Capisce chi gioca a pallone (attività che pare essere connaturata al genere maschile, dal momento che quando un maschio dai 6 mesi a 90 anni vede un pallone perde il lume della ragione e comincia a corrergli dietro), ma non riesce a capire che senso abbia guardare 22 maschi più 1 che corrono. Ciononostante non si è  mai opposta, ovviamente, a che i maschi di casa occupassero il SUO DIVANO il sabato sera o la domenica per le partite di campionato.  E' arrivata persino a preparare teglie e teglie di focacce in occasione di semifinali e di finali, fa il tifo per la Nazionale e compra le bustine di figurine per l'album dei calciatori del piccolo. 

Ma a tutto c'è un limite. 
Una volta le partite erano solo la domenica, poi il sabato e la domenica, ora TUTTE LE SERE DELLA SETTIMANA.
E il problema dov'è?
I tifosi  OCCUPANO IL DIVANO e il divano E' DI DOLCEZZE, nel senso che è lì che lei si rilassa la sera, è lì che ricama, sferruzza e uncinetta. Quando c'è la partita, a meno di sopportare la vista dei 23 in mutande, lei deve trasferirsi e non conclude più niente. 
Nel suo divano ci sono i due cuscini da piazzare dietro la schiena, c'è il cuscino da mettere sotto le gambe, c'è la lampada da orientare sulle mani, la televisione in sottofondo, il cesto dei lavori in corso e, soprattutto, c'è la beata solitudo. 
Nell'ultima settimana, fra Campionato e Coppe, 5 giorni su 7 Dolcezze è stata sfrattata e le sue attività "extra" languono. 

DOLCEZZE RIVUOLE IL SUO DIVANO. 

C'è qualcun'altra che soffre come lei?
Che ne dite di organizzare il Comitato di liberazione dall'abuso di calcio in televisione? 
 
A proposito...se qualcuno si chiede perché questa "creativa" sia così poco creativa...adesso lo sa.

giovedì 1 ottobre 2015

Di Presidi e di Dirigenti



C'era una volta il Preside. 
Costui/costei era un ex prof che, passato dall'altra parte, non aveva dimenticato la difficoltà, l'impegno e la bellezza dell'insegnamento. Costui/costei presiedeva con autorevolezza e con autorità, conosceva i suoi alunni (o, quanto meno, li riconosceva come suoi se li incontrava fuori dalla scuola), anche perché aveva la cura di scuole piccole, che avevano quasi una gestione familiare. Guai, però, a rivolgersi a lui/lei con un familiare tu: al Preside si dava obbligatoriamente il lei.
Il Preside si preoccupava soprattutto della didattica e, se particolarmente scrupoloso, controllava personalmente che il prof (soprattutto se nuovo arrivato) fosse all'altezza dell'incarico. C'era qualcuno che origliava dietro le porte, qualcun altro che ricorreva ad informatori interni o esterni, qualcuno, addirittura, ti "interrogava" su metodi e contenuti di insegnamento. Difficilmente il Preside interveniva nella valutazione finale.
Se il docente aveva bisogno di conferire con il suo Preside, per una necessità personale o scolastica, bastava che si presentasse alla sua porta e bussasse: se il Capo era libero lo riceveva, altrimenti lo rimandava.
C'erano presidi disponibili, dispotici, umorali, presuntuosi, organizzati, abili nella gestione o confusionari, ma, in genere, era possibile confrontarsi con loro alla pari.
Il Preside, appunto, presiedeva, come una sorta di primus inter pares. 
Poi, ad un certo punto, è cambiata la terminologia e il cambio di nome ha provocato una mutazione ontologica: il Preside è diventato Dirigente Scolastico:
non presiede più, dirige.
Il Dirigente è un manager che non ha il tempo di occuparsi della didattica, perché deve mantenere i rapporti col territorio, con le aziende, con la stampa.
Il Dirigente spesso ha rimosso il ricordo del suo insegnamento e si rivolge al suo docente come ad un suo sottoposto.
Il Dirigente conosce a malapena i suoi docenti, anche perché spesso non è a scuola, visto che deve pubblicizzare la sua scuola e trovare sponsor.
Il Dirigente ha un ufficio con anticamera in cui staziona un collaboratore apposito. Questi rappresenta il filtro fra il Dirigente e il mondo esterno. Spesso è più semplice che ti sia accordata un’udienza dal Papa che tu riesca a parlare con lui.
Il Dirigente non conosce ovviamente i suoi alunni, anche perché dirige più istituti e ha centinaia di alunni, spessissimo collocati su più plessi.
Il Dirigente non chiede consiglio al Collegio dei Docenti, ma solo l'approvazione di quanto ha già preventivamente deciso.
Grazie alla Buona Scuola ci avviamo a grandi passi verso il Dirigente che ha diritto di vita e di morte sui suoi docenti, che fornisce prebende e infligge sanzioni, come un signore feudale.
Il Dirigente, infatti, propone, dispone, decide, delibera, e il tutto senza reali vincoli. 
Lui dirige, appunto. 
In bocca al lupo, docenti, e tremate!