mercoledì 25 aprile 2018

Di maschi e femmine

Prima giornata di primavera con la famiglia Dolcezze per intero libera: se ne approfitta per andare a ripulire il Buen Retiro che, dopo lo scirocco delle ultime settimane sembrava essere scampato ad un tornado. Le pulizie sono impegnative e faticose, ma almeno per qualche ora si cambia aria (e questo è un bene). 
Dopo il pranzo, decisamente frugale, visto che la voglia di cucinare per adesso è latitante, il Cucciolo propone di scendere in spiaggia a fare due passi. Mentre si cercano conchiglie e legnetti da usare per i quadretti estivi, Dolcezze nota qualcosa di strano sulla spiaggia


e comincia a interrogarsi:
"Ma che roba è?"
L'Amato Bene: "Plastica, non vedi? Sono tutte le porcherie che gettano in mare"
"Ma non mi sembra...Guarda, sono trasparenti, è come se fossero fiori secchi. Non è che è qualche alga?"
"Mah...a me pare plastica."
Andando avanti, però, se ne trovano quantità ancora più abbondanti: un po' difficile che siano resti di buste di plastica. Dinanzi all'evidenza il razionale marito conclude che forse Dolcezze ha ragione e si tratta di qualche pianta non meglio identificata.
Mentre passeggiano superano una coppietta seduta sulla spiaggia a prendere il sole e quando tornano assistono a una scena siffatta:
La ragazza: "Ma che roba è?"
Il ragazzo: "Plastica, non vedi? Sono tutte le porcherie che gettano in mare"
"Ma non mi sembra...Guarda, sono trasparenti, è come se fossero fiori secchi. Non è che è qualche alga?"
"Mah...a me pare plastica."

La storia dimostra che le donne vedono fiori dove gli uomini vedono rifiuti (o anche che alla sfrenata fantasia delle donne è direttamente proporzionale la spoetizzante razionalità degli uomini).

E sì, Dolcezze è consapevole di stare celebrando uno stereotipo, ma ha riso troppo nel sentire ripetere da un altro uomo e ad un'altra donna le stesse identiche cose con le stesse identiche parole...e non può evitare di raccontarlo.

(P.S: se qualcuno dei visitatori conosce che cosa sono veramente quelle strane cose bianche...per favore , condivida il suo sapere, visto che la ricerca per immagini fatta su Google non ha sortito alcun risultato)



mercoledì 18 aprile 2018

Di Primavera

dal web


“Oggi leggeremo insieme una bellissima pagina dell’Eneide, quella in cui Didone, che si scopre innamorata di Enea, cerca consiglio nella sorella Anna. E’ un testo molto vero e molto attuale…chi fra voi non si rivolge ad un’amica quando è innamorato?”

Aspetto una risposta, un cenno di assenso…nulla. Alzo lo sguardo e mi accorgo che sono tutti lì, zitti e buoni. Mah…

“Didone vive un profondo dramma: ha giurato fedeltà sulla tomba di suo marito e ora si trova a palpitare per un altro uomo”

Nessun commento. Eppure Interventista ha sempre qualcosa da dire…

“In latino il verso è bellissimo: “adgnosco veteris vestigia flammae”: adgnosco non significa semplicemente conoscere, ma riconoscere…”

Vedo movimento, teste che si girano…

“…riconoscere quello che si è già sperimentato. Didone aveva già provato il fuoco della passione (notate la metafora flammae?) e ne individua i segni, le tracce…”

Parlottano e sembrano aguzzare le orecchie…

“Insomma! Ma si può sapere cosa avete stamattina? Il povero Virgilio ci presenta il dramma di Didone…credevo che vi avrebbe preso! Capirei tanta distrazione se parlassimo di altro, ma parliamo d’amore, accidenti!”

Mi guardano tutti contriti e in silenzio e nel silenzio…sento anch’io.
Fuori dalle finestre è tutto un trillo, un cinguettio, un gorgheggio, un chiurlo, un pigolio, un cinguettio, uno zirlìo, un tubare forte.
Il cielo è segnato dai voli e proprio nella grondaia sopra la finestra una coppia di uccellini ha fatto il nido e va avanti e indietro.

“Ci scusi, prof.ssa. E’ da stamattina che c’è tutta questa animazione…ed è bellissimo. “
“Avete ragione, scusatemi voi. Per adesso sono un po’ distratta.”

E’ la primavera, bellezza! La primavera! E tu non puoi farci niente! Niente!

domenica 15 aprile 2018

Di primi goduriosi: pasta col pesto di pomodori secchi

Un mesetto fa, se ricordate, in occasione dello Swap Pizzi e Sfizi organizzato dall'Isola Creativa, Dolcezze aveva inviato alla propria abbinata Annalisa, oltre a due handmade, anche dei pomodori secchi, riservandosi di fornirle quanto prima la ricetta di un ottimo primo in cui utilizzarli. Poi, però, col precipitare degli eventi, non se n'era fatto più niente. 
Oggi, quando ha preparato questo sughetto per il pranzo domenicale, Dolcezze ha pensato che forse era il caso di provvedere, anche per cercare di riprendere un minimo di normalità, nonostante la voglia zero e il desiderio di sparire. 

Ecco, quindi, la ricetta della 


PASTA COL PESTO DI POMODORI SECCHI
che è un must dell'Amica Lettrice, da cui l'ha appresa.

Ingredienti: ( per ogni porzione)
1 pomodoro secco  (le due metà)
1/2 spicchio d'aglio (si può anche diminuire questa quantità, ma l'aglio si deve sentire)
peperoncino piccante (a piacere)
olio extravergine d'oliva (due cucchiai colmi)

A queste quantità, da moltiplicare, ovviamente per il numero dei commensali, occorre aggiungere 1 o 2  pomodori secchi "per la pentola" *

Procedimento 
Lavare accuratamente con acqua bollente i pomodori secchi, per eliminare il sale ed eventuali impurità. 


Asciugarli con carta da cucina e tritarli finemente, insieme all'aglio e al peperoncino, usando un buon robot (se necessario aggiungere qui un po' dell'olio necessario).


Quando i pomodori saranno ridotti a crema, unire l'olio restante e amalgamare bene. Cuocere intanto degli spaghetti e aggiungere al pesto preparato un po' di acqua  di cottura, mescolando bene. Condire gli spaghetti e...goduria assoluta!


(noterete che questo condimento presenta numerosi vantaggi: può essere preparato prima, ma può anche essere approntato mentre si riscalda l'acqua e cuociono gli spaghetti: ottima ricetta salvapranzo e da spaghettata per gli amici che arrivano all'improvviso).
Bon appétit!


* la Nonna diceva così non so perché. Probabilmente è per recuperare quanto si perde nelle pentole

domenica 8 aprile 2018

Di desideri e di realtà



Vorresti stare chiusa al buio, filare il tuo dolore e avvolgertici dentro, come in un bozzolo.
Vorresti non vedere né sentire nessuno, ma guardare vecchie foto e piangere e ridere delle facce buffe.
Vorresti lasciare fuori tutti, non pensare al cibo e al vestito, al conto da chiudere, alla roba da riporre.
Vorresti concentrarti sul passato, le passeggiate in campagna, i racconti di mitologia e non ricordare le flebo, l’immobilità, il dolore.
Vorresti dimenticare i giorni di sofferenza, di incertezza, di paura e richiamare i sorrisi e le carezze, anche e soprattutto quelle date con lo sguardo.
Vorresti essere invisibile, per poter piangere liberamente senza turbare il Cucciolo.
Vorresti essere altrove ma, purtroppo o per fortuna, la vita ti chiama.

E tu devi rispondere.

mercoledì 4 aprile 2018

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre, se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso, egualmente t’amerei.
Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
che la prima viola sull’opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.
E di quell’altra volta mi ricordo
che la sorella, mia piccola ancora,
per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia aveva fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura ti mancava il cuore:
chè avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia e, tutta spaventata,
tu vacillante l’attiravi al petto
e con carezze dentro le tue braccia
avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo che eri il tu di prima.
Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei.
(C. Sbarbaro)

Ciao, Papà...

venerdì 30 marzo 2018

Di Venerdì Santo e di attesa della Pasqua

il bellissimo altare della reposizione di quest'anno


Signore Gesù Cristo, 
nell’oscurità della morte Tu hai fatto luce; 
nell’abisso della solitudine più profonda abita ormai per sempre 
la protezione potente del Tuo amore; 
in mezzo al Tuo nascondimento possiamo ormai cantare l’alleluia dei salvati. 
Concedici l’umile semplicità della fede, 
che non si lascia fuorviare quando Tu ci chiami nelle ore del buio, dell’abbandono, 
quando tutto sembra apparire problematico; 
concedici, in questo tempo nel quale attorno a Te si combatte una lotta mortale, 
luce sufficiente per non perderti; 
luce sufficiente perché noi possiamo darne 
a quanti ne hanno ancora più bisogno. 
Fai brillare il mistero della Tua gioia pasquale, 
come aurora del mattino, nei nostri giorni; 
concedici di poter essere veramente uomini pasquali 
in mezzo al Sabato santo della storia. 
Concedici che attraverso i giorni luminosi e oscuri di questo tempo 
possiamo sempre con animo lieto 
trovarci in cammino verso la Tua gloria futura 
(Joseph Ratzinger – Benedetto XVI).



E in questi giorni che sono per la nostra famiglia particolarmente difficili, auguro a chi passa di qua (e pure a me) di conoscere e vivere la gioia del mattino di Pasqua.



sabato 24 marzo 2018

Di madri e di paure


foto dal web

Quando ti mettono tra le braccia un cucciolo urlante, che è uscito da te, ma che tu non conosci, hai paura. Non sai tenerlo in braccio, temi di fargli male mentre lo vesti, mentre gli cambi il pannolino, mentre lo addormenti. Se non piange, vai a controllarlo perché temi che non si svegli, se piange, corri a consolarlo. Spesso non dormi, non hai un minuto per te, hai paura di non farcela… ma ti rimbocchi le maniche, stringi i denti e vai.
Poi cresce.
E tu hai paura che cada, che sbatta la testa, che si metta in bocca qualcosa e possa strozzarsi. Ma lo controlli a vista, cerchi di eliminare tutti i pericoli, stai attenta ad ogni spigolo, ad ogni giochino…e vai avanti.
Poi lo porti alla scuola materna, e temi che si senta solo e abbandonato, che non si relazioni bene con gli altri bambini, che la maestra non lo consoli se piange. Ma sai che gli fa bene uscire dal nido e iniziare a conoscere il mondo e lo lasci lì, anche se strilla.
Cresce ancora e va a scuola. 
Hai paura che non leghi coi compagni, che venga preso in giro, che si trovi in difficoltà per qualcosa o per qualcuno, che frequenti cattive compagnie, che venga escluso dal gruppo, che non riesca bene negli studi…ma gli devi garantire la migliore formazione possibile e chiudi la porta in faccia ai tuoi timori. Gli stai ancora accanto, ma defilata, quasi invisibile, perché lui ha bisogno dei suoi spazi e ti urla in faccia che non ha bisogno di te, ma sia tu che lui sapete bene che non è vero.
Poi cresce ancora e ti dice che vuole andare via (per studiare, per inseguire i suoi sogni o un amore, non importa) e lì hai paura ancora di più: come farà senza di te? saprà gestirsi nella quotidianità, sarà in grado di cucinare, di badare alle sue cose, saprà capire che non sempre può arrivare là dove vuole? chi lo conforterà se ha paura, chi lo abbraccerà quando piange?
E ancora una volta stringerai i denti e andrai avanti. Lo spingerai a coltivare e realizzare i suoi sogni, lo incoraggerai nelle sue scelte, gli darai tutto il supporto necessario… perché sei una madre, e una madre questo fa: non trattiene dentro di sé, ma spinge il figlio perché esca fuori, perché affronti la luce e i rumori all’esterno del caldo e ovattato ventre che lo ha accolto, nutrito e formato per nove mesi.
Perché una madre sa che trattenere dentro è morte per sé e per il figlio e che la vita parte nel momento in cui c’è il primo respiro fuori da te, in cui il cordone ombelicale viene tagliato e da uno diventate veramente due.

E allora capisci che se tuo figlio vuole andare via è perché tu hai fatto veramente un buon lavoro.


E questo è per te, Amica Lettrice, che sei un’ ottima madre.