venerdì 8 dicembre 2017

Dell'apprendista imbianchino



ANTEFATTO:
L'autunno scorso la vicina del piano di sopra ha avuto un problema nelle tubazioni del suo bagno, c'è stata una perdita e il soffitto del bagno di servizio di casa Dolcezze è stato adornato da una serie di macchie con conseguente formazione di muffa. Nonostante l'olio di gomito avesse eliminato le malefiche spore, il muro era comunque irregolare e annerito e, quindi, Dolcezze aveva proposto di chiamare un imbianchino. La risposta del Grande Procrastinatore era stata: "In Primavera". Peccato che in Primavera Dolcezze avesse ben altri pensieri (qui e qui) e quindi la cosa fosse finita lì. Poi c'è stata la maturità della Stella, i problemi di Villa Arzilla e , nonostante il bagno fosse veramente indecoroso, Dolcezze era partita per il Buen Retiro. Ovviamente, appena rientrata era tornata alla carica: "Chiamiamo l'imbianchino?" "No, per ora no" "Ma è quasi Natale...non possiamo aspettare oltre" "Per ora ho troppo da fare...non voglio pure l'imbianchino in giro per casa quando torno dal lavoro"

LO SCORSO VENERDI':
Dolcezze chiama lasignorachelaiuta per passare la cera e, come detto qui, questa è un'attività molto impegnativa per lei. Dopo 3 ore di lavoro e lucidatrice, Dolcezze guarda con soddisfazione i suoi pavimenti lucidi quando vede entrare dalla porta l'Amato bene con latta di pittura, rullo e  raschietti vari. "Vedi, Dolcezze, con calma si fa tutto! Ho deciso che il bagno lo tinteggerò io". Dolcezze non ha neanche la forza di rispondere, tale il colpo apoplettico che l'ha colpita ma TACE e si allontana. Solo dopo un paio d'ore, quando ha riacquistato l'uso della parola, interroga il consorte sulle motivazioni (e, soprattutto, sulla tempistica) di tale decisione, considerato che, ovviamente, lui non ha alcuna esperienza in merito. "Ma cosa vuoi che sia! Non ci vuole una laurea specifica per tinteggiare. Basta solo avere gli attrezzi giusti e buoni materiali. Considerate le dimensioni del bagno, non mi va proprio di tirar fuori 300/400 € per qualcosa che posso fare da solo. e, tra l'altro, io ho interesse a fare in fretta". Dolcezze, che evidentemente in questo periodo ha fatto voto di silenzio, arrotola la lingua 7 volte prima di chiedere: "Ma sei sicuro di farcela?"
La sera stessa A.B. comincia a smontare tende e lampadari ("Mi tieni la Scala? Mi porgi il raschietto? Mi tieni la lampadina? Mi porgi il pennello?") e comincia a stuccare il muro quando, all'improvviso, l'intonaco di una parete cade. Dopo mezz'ora di imprecazioni in sanscrito A.B. comincia ad accusare il costruttore, i precedenti imbianchini, la vicina del piano di sopra, il dittatore della Corea, gli alieni etc etc, prima di arrendersi alla necessità di ristuccare tutto. Nel frattempo si raccolgono intonaco, calcinacci e polvere e intanto "Bisturi! Forbici" "Passami lo stucco, porgimi la spugnetta, sorreggimi! AHI! LA SCHIENA!
Ed ecco che il povero apprendista imbianchino è costretto a sospendere i lavori e a ricorrere a pomate, cerotti antinfiammatori e rigoroso riposo. 
Intanto il bagno è occupato dalla scala e si attende il ritorno della normalità. 

Forse sarebbe stato meglio ricorrere ad un professionista.

lunedì 4 dicembre 2017

Di strane ombre

 

Dolcezze non ha decisamente un buon rapporto coi cellulari: ne fa fuori praticamente uno all'anno. O l'aggeggio infernale cade inavvertitamente dall'asse da stiro, o finisce sotto la doccia, o rimane nelle tasche dei pantaloni infilati in lavatrice o cosette del genere. Se non succede niente di così tragico, il cellulare all'improvviso impazzisce:  o non si connette più ad internet, o non invia e riceve messaggi, o si spegne e si riaccende da solo...insomma, Dolcezze sostiene che il suo telefonino è posseduto. E non dipende dalla marca, dal sistema utilizzato...come tutti i suoi strumenti elettronici , il cellulare è destinato a morte certa.
Per questo, quando giorni fa, non è riuscita a fare delle foto decenti alla sua ultima creazione natalizia, non ha avuto dubbi: il cellulare si era rotto. In realtà c'era un'alternativa: che il Cucciolo, maneggiandolo, avesse modificato le impostazioni (cosa non infrequente) e che ciò causasse quello strano effetto nebbia sulle foto. 
Dolcezze va dall'Amato Bene e gli porta il telefonino: "C'è qualcosa che non va: le foto hanno uno strano effetto dissolvenza. Puoi controllare se c'è qualche problema?" 
L'Amato Bene guarda, controlla, esamina e non trova nulla: "Qui sembra tutto a posto" 
D: "Eppure le foto vengono sfocate...guarda qui"
E l'Amato Bene fa una foto di prova.
D: "Ecco,vedi? L'immagine è poco chiara!"
L'Amato Bene guarda, controlla, esamina, poi gira il telefono...:"Il telefono non ha nulla. E' tutto a posto"
D: "Ma non vedi? Le foto sono come appannate"
A.B.: "Forse dovresti controllare l'obiettivo?"
D: "Si è rotto?"
A.B.: "No. Forse hai fatto il pane oggi?"
D: "Sì...e che c'entra?"
A.B: "Eh, eh...c'entra, c'entra... "
E Dolcezze guarda bene e vede sull'obiettivo una bella ditata...
Forse dovrebbe smetterla di fare tante cose insieme.

venerdì 1 dicembre 2017

Di candy cane e di calendari d'avvento

In questo periodo la preparazione delle decorazioni natalizie è andata molto a rilento: troppe cose da fare, la scuola (e soprattutto Villa Arzilla) fagocitante, gli universitari in sessione esami esauriti, il Cucciolo "assorbente"...Dolcezze assiste ad una inquietante rarefazione del tempo, con le giornate che sembrano essersi ridotte come numero di ore e che, quindi, si susseguono così velocemente che è di nuovo venerdì e, soprattutto, SIAMO A DICEMBRE.
Quindi, bando alle ciance, e prepariamoci al Natale "esteriore", senza perdere di vista quello più importante. 

Dolcezze quest'estate aveva coltivato grandi progetti natalizi, poi sapete com'è andata a finire e, quindi, vi può far vedere solo questa decorazione, l'unica portata a termine nel Buen Retiro. 



L'ispirazione viene da Pinterest,  ma è stata rimaneggiata. In attesa di far di meglio, si accontenta di questo, ma si sta impegnando, e forse riuscirà a preparare qualcos'altro.

Se, però, voi lettori avete voglia di fare qualcosa di carino e cercate ispirazione, passate per l'Isola Creativa dove, come ogni anno, potrete trovare un calendario d'avvento un po' particolare, ricco di suggerimenti per il vostro Natale.



Buon lavoro!

domenica 26 novembre 2017

Dell'adolescente fumettofilo


Ricordate la vecchia rubrica sugli adolescenti? Di tanto in tanto compare qualche nuova tipologia...


L'adolescente (e il nonpiùadolescente) fumettofilo vive in una stanza tappezzata di poster di personaggi di ogni genere, che hanno soppiantato foto di ridenti e riccioluti bambini al mare e disegni incerti dell'asilo. Guai a parlare di "cartoni" e di "fumetti": reagisce come se stessero offendendo le virtù materne e comincia ad imprecare: "Sono Manga, Manga!!!" Inutile spiegargli che tu sei cresciuta a pane e Candy Candy (e Goldrake, e Lady Oscar...) e che quindi sei abbastanza preparata sui cartoni giapponesi..."Sono Manga!"...e vieni liquidata come becera ignorante.

L'adolescente fumettofilo ha fumetti infilati nei libri, ammucchiati sul comodino, nascosti nelle tasche della vestaglia e, soprattutto, ammonticchiati in bagno. Alla madre non è lecito spostarli, neanche per pulire, anche perché, a differenza dei libri di studio, su di essi non si posa mai la polvere.

L'adolescente fumettofilo è di una spilorceria assoluta per tutto, perché deve risparmiare per partecipare a tutte le manifestazioni nazionali per le quali lui (che delega ogni cosa agli altri) da solo prenota biglietti aerei, contatta alberghi e B&B, predispone con precisione teutonica ogni cosa. 

L'adolescente fumettofilo, di ritorno dai vari "Luccacomics”, “Etnacomics" et similia, porta montagne di giornalini, libriccini, poster a cui non potrà mai trovare una collocazione, e decine di pupazzi strani, con i quali riempie gli scaffali, dopo aver trasferito altrove i libri.  In questo modo la sua stanza somiglia sempre di più ad un museo del manga e sempre meno alla stanza di uno studente.

Tutto ciò non sarebbe in sé un male. Meglio il vizio del manga che quello del fumo (o peggio): non nuoce gravemente alla salute, non è illegale, né immorale e neppure fa ingrassare. Certo, un po’ turbano i libri che si leggono al contrario e le miriadi di scheletri danzanti, ma si può sopportare…

Quello che non si può assolutamente sopportare è un’altra cosa: essere svegliati, alle 6.00 di una domenica mattina, da una suoneria del genere, adibita a sveglia del nonpiùadolescente che deve studiare


Ecco, questo sì che nuoce gravemente alla salute (della madre, soprattutto).
                                                                      


domenica 19 novembre 2017

Di pasticci gluten free (di broccoli e patate)





In questo periodo c'è stato poco tempo per cucinare: la fretta non è amica della tavola e, quindi, non c'è stata molta voglia di sperimentare cose nuove. Questo addolora molto Dolcezze che, privata dei suoi spazi creativi (che siano il divano la sera o  le ricette da sperimentare), si sente ancora più triste del dovuto. Ma tant'è...i miracoli non si possono fare, le giornate hanno sempre e solo 24 ore e, quindi, a casa  Dolcezze da un mese a questa parte si mangiano tanti panini e tanti surgelati.
Peccato, però, che l'Amato Bene sia intollerante al glutine e per lui la dieta dei panini non vada decisamente bene. Per questo oggi Dolcezze ha deciso di fare un esperimento ed è lieta di dirvi che è perfettamente riuscito, superando persino il suo giudizio ipercritico. Giusto per intenderci...quella teglia così malamente fotografata, l'hanno sbafata lei e lui...e non ne è rimasto nulla.
Visto il risultato, vi propone la ricetta subito, per condividerla con voi e anche per fissarla nella sua mente, visto che è nata così e, con la memoria che si ritrova in questo periodo, si dimenticherebbe presto cosa ci ha messo dentro.
La ricetta, però, è priva di dosi precise e, quindi, dovete adattarla voi.

Ingredienti: 
broccoli
patate
pomodori secchi
mozzarella,
pangrattato
olio evo.

Dolcezze ha pulito e tagliato a cimette i broccoli, li ha lessati a vapore e poi fatti saltare in padella con uno spicchio d'aglio. Ha fatto cuocere a vapore anche le patate, tagliate a fette, che poi ha schiacciato grossolanamente; ha poi tagliato a pezzetti 4/5 pomodori secchi (prima dissalati accuratamente sotto acqua calda) e una bella mozzarella. Ha quindi disposto gli ingredienti a strati in una teglia, precedentemente unta d'olio evo. Un ultimo giro d'olio e una spolverata di pangrattato* e poi in forno a 200° per una ventina di minuti. 

Mangiare tiepida...e leccarsi i baffi!

*ovviamente pangrattato glutenfree. Grazie alla mia attenta commentatrice!

mercoledì 15 novembre 2017

Delle Cronache di Villa Arzilla 25

 
Sì, è vero: per adesso questo blog è monotematico. 
Da mommy blog sta decisamente diventando un nonniblog. Dolcezze è passata dai pannolini ai pannoloni e di questo risente anche questo suo piccolo spazio. 
Sono stati (e sono ancora) giorni veramente difficili e duri, ma sembra (e speriamo!) che stiamo rientrando nella normale routine di Villa Arzilla, anche se con le differenze e la tripartizione di cui già sapete tutto.  Visto che l'ultimo controllo della Genitrice pare sia andato bene, che Zia 2 comincia a camminare col girello e che gli Zii sembrano reagire bene  al trasferimento,  Dolcezze vi delizia con le ultime chicche, anche per esorcizzare le sue paure e il panico che la prende ogni volta che il suo telefono squilla.

Ospedale, 12 ore dopo il dies horribilis. 
La Genitrice si desta dall'anestesia e comincia:  
"Dolcezze, dovresti portarmi il rossetto" 
"Già fatto" 
"...e la crema..." 
"Già fatto." 
"Pettine, profumo, corona del rosario?"
"Tutto qui. Memore dell'altra volta, stamattina ho già portato tutto." 
"Brava. Però hai sbagliato la vestaglia." 
"Ehm...se ti ricordi siamo arrivati qui piuttosto di fretta.  Ho preso quella che avevi in uso, che tra l'altro è nuova." 
"Sì, ma non è quella per l'ospedale.  E visto che ci sei, portami anche le altre camicie da notte e le altre ciabatte" 
"Genitrice, a Dio piacendo, ti dimetteranno presto. Che motivo c'è di tutto questo corredo?" 
" Non si sa mai. Meglio essere pronti a tutto"

Ieri sera, ennesima telefonata:
"Signora Dolcezze, le volevo dire che Zio 2 ha la bronchite: occorre l'antibiotico." 
Ricomincia la solita trafila: medico, farmacia, consegna...e telefonata alla Genitrice:
"La vuoi sapere l'ultima?  Ero contenta perché sì stava mettendo tutto a posto e ora mi hanno telefonato che lo Zio 2 ha la bronchite...neanche il tempo di rialzare il capo!"
"Eh, cara Dolcezze, ti devi rassegnare...FINCHE' NON MORIAMO TUTTI SARÀ OGNI GIORNO COSÌ,  O PEGGIO.

Come ti incoraggia la Genitrice...nessuno.

martedì 7 novembre 2017

Della Grande Casa



Giro con cautela, quasi con timore, la chiave nella toppa. Il portachiavi a forma di semaforo, con le pietruzze colorate, penzola dondolando.  Non ho pigiato il campanello per 10 minuti, come al solito, in attesa che Zio 1 gridasse:"Apri, stanno suonando!". La grande casa è vuota, come non lo è mai stata da quasi un secolo a questa parte, riempita di una nidiata di figli che non l'hanno mai lasciata.  Mai prima di adesso. 
Nel "terrano" le giare sono piene dell'olio nuovo, le botti del vino sono preparate, c'è pronta la scorta di pellet per la stufa, che quest' inverno nessuno accenderà. Con la coda dell'occhio mi pare di vedere il cumulo di mandorle e la cesta di segatura per le uova. Guardo meglio: non c'è nulla. Il mandorleto è stato venduto e non ci sono più galline da 30 anni. E cos'è allora questo chiocciare che sento? E il pigolio dei pulcini?

Risalgo la ripida scala di legno, senza corrimano "No,  non cado, non cado... Ci siamo abituati a questa scala". E infatti tu dall'altra sei volata, Zia 2, come prima di te la Zia 1,  il Genitore,  lo Zio 1...una strage ha fatto quella scala, coi gradini centenari levigati da innumerevoli piedi e mai sostituiti ("L'ha disegnata il Nonno questa scala, non si tocca!"). Lui aveva spiegato al mastro come fare ad evitare i gradini triangolari, perché non voleva che i suoi figli potessero cadere. E certo da bambini non erano caduti, ma da vecchi nessuno era rimasto indenne e a questa scala erano stati sacrificati un omero, una scapola, due femori, un tarso e un metatarso, un malleolo e svariate costole.

Giro per le stanze vuote e mi sembra di profanare un tempio. Ciò che mi turba è il silenzio: per questo apro tutte le imposte, per fare entrare la luce e i suoni da fuori. Manca la televisione col volume a palla, ma rimangono le poltrone con i plaid ordinatamente piegati. Mi sembra quasi di sentire il rimbombo ritmico del bastone di Zio 1, mi aspetto di vedere Zia 1 che arriva col vassoio di paste, il campiere coi frutti della campagna e la Nonna coi quattro ferri. In questa confusione fra vivi e morti, fra presente e passato mi prende la vertigine: dov'è la bambina che ritagliava bambole e vestitini, che incollava cartoni e ne faceva quadri, che impastava coi suoi pugnetti il pane? Dov'è quel mondo di profumi e di sapori, di colori e di suoni, di abbracci e di storie? Dov'è la mia infanzia? 
Fino a ieri era con me, da oggi non più. Non è l'assenza di alcuni, il trasferimento di altri, la malattia e l'ospedale ad aver ucciso quel mondo. E' il silenzio di questa casa la fine di tutto.

Richiudo le imposte, non sposto nulla, non prendo nulla.  Rigiro la chiave nella toppa:  lascio dentro la bambina che non c'è più, lascio i ricordi, i giochi, le risate. E' una donna matura che si allontana, con la consapevolezza della fine di un tempo e di un mondo. Torna a casa, all'accudimento, all'assistenza di chi è rimasto, agli impegni della famiglia, del lavoro...ma non c'è più il porto sicuro a cui tornare, non c'è il rifugio dallo stress della città, le focaccine calde e le crocchette, le mitiche polpette e le palline di marzapane...
Risalgo in macchina e metto in moto. 

E' ora di guardare avanti.