lunedì 22 maggio 2017

Dell'arte del copiare e delle tecniche moderne



Copiare durante un compito in classe è un'arte affinata da secoli di esperienza studentesca. Da che mondo è mondo è una battaglia difficile, che vede la lotta dell’uno su molti. Grandi eroi, nel corso dei secoli, hanno sacrificato tempo ed energie in questa pugna nobile e spesso titanica perché, come ognun sa, il professore, novello Argo, ha cento occhi e tutto vede. In altri tempi la lotta era oggettivamente impari: il docente era piazzato sulla predella e aveva una visuale perfetta su tutto e tutti. Eliminato quell’ “orrido segno di superiorità” il docente cominciò ad attrezzarsi con comode scarpe da ginnastica che gli consentissero di vagare tra i banchi a verificare che non ci fossero fogliettini molesti. Il prof si giocava la schiena, gli studenti  ci provavano sempre ma, comunque, la preparazione della "fisarmonichina" o la copiatura sulle pagine bianche del dizionario favoriva la memorizzazione dei concetti.
Po sono arrivati i telefonini e lì l’eroismo individuale non conta più. La svolta è stata epocale, come il passaggio dal combattimento all’arma bianca allo sgancio della bomba atomica: a questo punto chiunque ce la può fare ed è solo cambiato il pericolo per l’insegnante che, per quanto attento e vigile, non sempre riesce ad impedire la frode. Dall’avvento del cellulare le tecniche sono variate: in principio ci fu l’aiutino da casa (l’alunno mandava l’argomento del tema o l’inizio della versione ad un complice esterno che rispondeva con le “soluzioni”). Il sistema era lungo e farraginoso: i messaggi potevano contenere solo un determinato numero di caratteri ed era facile essere sgamati fra un sms e l’altro.  I telefonini collegati su internet hanno ovviato a questo problema e l’alunno adesso ci prova. Sempre e comunque. La battaglia quindi si è estesa: il prof non combatte solo in classe, ma anche a casa, dove, con pedantesca pazienza, minuziosamente ricerca in rete la fonte di alcune espressioni particolarmente raffinate o di traduzioni degne di Petrarca.
In classe le tecniche di resistenza prevedono che gli alunni consegnino il telefonino alla cattedra prima di cominciare il compito e lì comincia il bello: il prof si trova davanti a residuati bellici con i quali i suoi figli giocavano 10 anni fa e non ci vuole un’aquila per capire che i fanciulli hanno in tasca il cellulare nuovo, quello ultramoderno, che prepara pure il caffè. Per questo il prof continua a girare fra i banchi, a controllare i dizionari et cetera et cetera…ma oggi si è raggiunta una nuova vetta.

Ultimo compito in classe in Quarta. Dolcezze invita alla consegna dei telefonini che vengono immediatamente riposti sulla cattedra. Rapido controllo: sono tutti, non sembrano neanche tanto vecchi…l’unico problema è che sono messi disordinatamente e occupano tutto il piano. Dolcezze, quindi, li sposta e li mette uno sull’altro finché…TROVA UNA COVER. VUOTA.


“A chi appartiene questa cover?” Silenzio di tomba. “Ho chiesto a chi appartiene. Conviene che il proprietario parli”
Dal primo banco si vede alzare una manina: “E’ mia…”
“E il telefono dov’è?”
Non lo so, forse l’ho dimenticato a casa…”
“O più probabilmente lo ha rubato Arsenio Lupin, o si è smaterializzato per intervento degli alieni ed è finito in un’altra dimensione, oppure lo ha mangiato il cane…”
 
A chi volesse sapere come è finita…Il tentato copiatore era così piccolo, ma così piccolo e così rosso che Dolcezze non è riuscita ad infierire. 

Prima che le sue orecchie tornassero di colore normale c’è voluta un’ora.




mercoledì 17 maggio 2017

Di colloqui con i genitori 5



Ultimo sabato di aprile, Dolcezze aspetta che la focaccia sia cotta quando sente arrivare un messaggio: 
GENITORE  "Professoressa, mi scusi se la disturbo, ma ho bisogno di parlare URGENTEMENTE con lei. So che il ricevimento mensile c'è già stato, ma ho proprio necessità di incontrarla".
Dolcezze, che già da mesi è preoccupata per il comportamento un po' svagato del figlio (il rappresentante sveglio), comincia ad intuire scenari drammatici  e risponde immediatamente:
"Ci vediamo in biblioteca lunedì a seconda ora."

Per tutta la serata e la domenica Dolcezze si interroga sui motivi di questo colloquio e quando finalmente arriva l'ora dell'appuntamento si presenta subito.

"Professoressa, la ringrazio per avermi ricevuto. Mio figlio sta vivendo un momento terribile"
"Lo sospettavo...ha dei comportamenti un po' strani da un po' di tempo...Sta forse male? C'è qualche problema a casa? Non so cosa pensare..."
"No, no, professoressa! Grazie a Dio è tutto a posto"
"E allora?"
"Il ragazzo è molto turbato perché lei, parlando con un collega, gli ha detto che lo aveva sorpreso a copiare. Pensa che lei non si fidi più di lui e non ci dorme la notte"
"... mi scusi...e io cosa dovrei fare? Complimentarmi perché ha copiato?"
"No, ma magari dirgli che non ci pensa più..."
 
(e questo è il motivo per cui aveva bisogno di parlare URGENTEMENTE con Dolcezze. Per la serie talis pater, talis filius).

Due giorni fa, ricevimento già concluso: 
"Professoressa, avremmo bisogno di parlarle. Quando ci può ricevere?"
"Ormai il ricevimento è sospeso, ma, se è importante, eccezionalmente ci possiamo vedere all'uscita".

Stavolta Dolcezze immagina la discussione: quando i genitori si muovono in coppia è per impetrare la grazia o per cercare di limitare i danni. Il ragazzo, tra l'altro, ha qualche difficoltà in più materie, Dolcezze è il coordinatore della classe e quindi l'ipotesi risulta quasi certa.

"Buongiorno, professoressa, e prima di tutto grazie per averci ricevuto comunque. Lei è sempre molto gentile (ecco, ci siamo...tentativo di captatio benevolentiae). Siamo qui per avere qualche chiarimento. Abbiamo visto che il ragazzo ha avuto 6...Come mai?"
"Perché evidentemente meritava 6, signora. Aveva studiato, ma la sua preparazione era appena sufficiente: non potevo certo dargli di più"
"No, no, professoressa! Ci ha frainteso! Noi non volevamo di più. Ci chiedevamo com'è che avesse avuto la sufficienza, visto che non è mai andato oltre il 4!"
"..."

Dolcezze credeva di avere visto (e sentito) tutto. Evidentemente non è così.
 

 

domenica 14 maggio 2017

Di mamme e di auguri

La mamma è quella che ti indica la strada ...


...e, standoti dietro, ti sorregge perché tu non cada.


Auguri a tutte le mamme
e più di tutte alla mia che, nonostante tutto, 
non molla.

giovedì 11 maggio 2017

Di periodi no


Qualche anno fa, quando il Cucciolo era neonato e dimostrava di non aver bisogno di dormire, l'amato Bene era stato trasferito, il Genitore era caduto ed era stato operato, Dolcezze aveva creduto di aver toccato il fondo. Invece ce l'aveva fatta.  Aveva dimostrato che l'uomo può vivere anche senza dormire, che i bambini sanno essere autonomi, se sono stati bene educati, che gli amici veri si vedono nel bisogno e che non si muore se si mangiano tanti surgelati. 
Qualche anno dopo c'era stato il crollo del Genitore,  seguito a ruota da quello fisico della Genitrice. In quella circostanza,  con Genitore allettato e Genitrice ricoverata, Dolcezze si era dovuta trasferire e gestiva contemporaneamente 2 case, la scuola, l'assistenza domiciliare e quella ospedaliera. Definiva quel periodo il peggiore della sua vita, col Cucciolo traumatizzato dalla sua assenza, le maestre dell'asilo che teorizzavano la necessità dello psicologo e, in aggiunta, una delle tante crisi idriche della città.  
E no. 
C'ė di peggio: in 2 mesi Dolcezze ė passata dal proprio intervento alla crisi della Genitrice, al ricovero di Zio 1,  all'assistenza di Zia 1 e sua successiva dipartita, al cedimento della Genitrice (di difficile se non impossibile recupero), al crollo che pare definitivo di Zio 2, a problemini medici dell'Amato Bene...ovviamente senza soluzione di continuità, in un climax ascendente decisamente inquietante. E il tutto alla fine dell'anno scolastico con la Quinta da portare all'esame e la Maturità della Stella. 
Comprenderete che in tutto questo ambaradam Dolcezze non abbia avuto una convalescenza regolare e non abbia potuto seguire i doverosi controlli periodici, la sua casa versi in uno stato di triste abbandono, gli armadi siano pieni di maglioni e le scarpiere di stivali e al mattino occorra una caccia al tesoro per reperire un indumento più leggero.
Dolcezze è frastornata e si sente "presa dai Turchi". Gira come una trottola e cerca di resistere ai continui assalti, ma i risultati sono decisamente mediocri. 
La crisi di Villa (non più)Arzilla toglie il sorriso e aumenta lo sconforto.

Forse Wonder Woman ha bisogno di fare un tagliando.

sabato 6 maggio 2017

Dei piatti della tradizione di casa Dolcezze: focaccia messinese

Se si chiede ad un messinese cosa non si stancherebbe mai di mangiare, non ci sono dubbi: risponderà che è la focaccia. Il sabato è un rito in quasi tutte le famiglie, ma ogni giorno si trova in tutte le panetterie, come ottimo street food. Ogni casa ha la sua ricetta, ma tutte si caratterizzano per un impasto friabile, alto e, quindi, totalmente diverso da quello della pizza.
La focaccia messinese è diversa anche nella farcitura, che prevede pomodori, scarola (indivia riccia), tuma (un tipico formaggio fresco, in genere pecorino) e acciughe salate. Che poi oggi molti (compresi i miei figli) non mangino acciughe e preferiscano formaggi meno saporiti, non cambia la ricetta di base, di cui oggi vi faccio dono. 

Ingredienti
per la pasta:
630 gr farina (io uso la 0, ma la ricetta prevedeva la 00)
330 gr acqua
20 gr zucchero
1 cubetto di lievito (io ne uso metà, e allungo i tempi di lievitazione)
10 gr sale
60 gr strutto (sì, lo so, è grasso...Si può sostituire con 50 gr di olio evo: buonissimo, ma non è la stessa cosa)

per la farcitura: 
pomodori a pezzetti
scarola a pezzetti
acciughe salate a tocchetti
tuma (o formaggio tipo galbanino)
sale, pepe nero, olio evo

Sciogliere il lievito nell'acqua tiepida insieme con lo zucchero, aggiungere farina, sale e strutto e impastare bene. Fare una palla e lasciare a lievitare coperto da un panno finchè non raddoppia di volume, poi stendere l'impasto nelle teglie e farcirlo con (nell'ordine): metà del formaggio, acciughe, scarola e pomodori. Porre in forno caldo (200/220°) e quando sarà quasi cotta aggiungere il restante formaggio e farlo sciogliere. Una volta sfornata, condire con un filo d'olio evo, sale e pepe.
E' buonissima calda ma, qualora ne restasse, il giorno dopo, fredda, è  ancora ottima ( a casa Dolcezze si fa a gara per mangiarla).

lunedì 1 maggio 2017

Dell’amore ai tempi del telefonino



foto dal web
Se c’è una cosa che accomuna tutti gli innamorati di ogni tempo e luogo è il desiderio di parlarsi, specie se non possono guardarsi perché sono separati. Da qui le montagne di lettere legate insieme col nastrino di raso e custodite nella cassapanca della Genitrice e le montagne di gettoni telefonici usate da Dolcezze nei tempi invero non troppo lontani della sua prima giovinezza.
Oggi tutto ciò è fantascienza: nei tempi della connessione continua tutti sappiamo in tempo reale ogni cosa, vediamo le foto, commentiamo i pensieri, una mail (sempre che si scriva ancora) impiega secondi e non giorni ad arrivare a destinazione e quindi, gli innamorati sono, di fatto, sempre insieme.
Di questo Dolcezze è contenta: ricorda le spasmodiche attese del postino, il timore che la lettera venisse intercettata dalla Genitrice o la telefonata venisse presa dalla Nonna… Ai tempi, spesso, gli amori erano segreti e sempre custoditi con cura dalla curiosità e dalle ingerenze della famiglia. Oggi le storie nascono, crescono, si sviluppano e muoiono su FB e i baci non sono più segreti nell’angolo più nascosto, ma pubblicati e visibili coram populo. E fin qui niente di strano. A dire la verità Dolcezze non ama simili ostentazioni, ma probabilmente è lei quella eccessivamente riservata e quindi, anche su questo, nulla da dire. La sua perplessità, però è un’altra…

Tranquilla serata. Truppe già a letto. Dolcezze ha finito le sue cose e si avvia a nanna quando sente una voce maschile arrivare dalla stanza della Stella. E chi è? Lei non ha la televisione in camera! Si avvicina e vede la Stella parlare da sola al telefonino, poi aspettare, poi sente un bip, poi risente la voce, che a questo punto riconosce…e capisce che è in corso una discussione fra innamorati, ma non una normale chiacchierata, ma un insieme di MESSAGGI VOCALI DI WHATSAPP. Cioè, per intenderci, Stella registra un messaggio, Fidanzato ascolta, registra la risposta e aspetta, lei riceve, ascolta e risponde…ma,  scusate, NON SAREBBE PIU’ SEMPLICE PARLARSI DIRETTAMENTE?
Sarà che Dolcezze parlava velocemente perché i gettoni cadevano senza pietà e non voleva tempi morti, ma questa “dilatazione” del tempo della comunicazione la turba, anche perché ha l’impressione che tolga la spontaneità del dialogo.
Ne ha chiesto conto alla Stella e, poi, ai ragazzi della Quinta che con candore le hanno risposto che è più comodo: ti puoi preparare la risposta, puoi  intanto fare le tue cose, gestire altre chat, controllare lo stato sui vari social…

Ma l’amore non era un’esperienza esclusiva e totalizzante?  

venerdì 28 aprile 2017

Di #insieme raccontiamo 20: La casa

Anche questo mese partecipo all'iniziativa di Patricia. Non sono mai stata molto brava a scrivere "a comando" (non per niente mi angosciavano i temi a scuola!), ma mi diverte il condividere con altri uno stesso incipit che poi, però, offre sempre esiti diversi. Il miniracconto di questo mese è questo:


 LA CASA



Porca miseria! Era in ritardo e si era pure persa. Non essere capace a leggere le cartine era grave e non avere il gps era pure peggio.
Da quello che ricordava non doveva attraversare un bosco ma una città. Menomale che ne stava uscendo e forse così avrebbe incontrato qualcuno a cui chiedere informazioni. E magari far benzina… accidenti! Il serbatoio era quasi vuoto. Ma non aveva fatto il pieno prima di partire? Forse l’auto aveva qualche problema o sbagliando strada l’aveva allungata....
E come mai è così buio ?” si chiese.
Lasciata l’oscurità creata da quegli enormi castagni così alti da non lasciarle intravedere il cielo, aveva sperato nel sole e invece…. “Ci mancava ancora il temporale!”
Tuoni e fulmini a raffica e là, nel prato alla sua sinistra… la casa… quella che aveva sognato la notte precedente e quella prima ancora. Da settimane la sognava ormai.
Vecchia, in pietra, con una torretta su un lato… costruita su un terreno incolto a fianco di un fosso pieno di acqua… sotto un cielo nero che illividiva a causa dei lampi violenti come esplosioni nucleari.
E quella finestra a piano terra illuminata...
L’auto inchiodò improvvisamente come se avesse premuto di colpo il freno ma lei non lo aveva nemmeno sfiorato. 
...

“Sì, va bene! Ci manca solo che mi convinca che qualche presenza oscura mi voglia fermare qui! Non sono così stupida da condizionarmi da sola e pensare di essere finita in un horror di quart’ordine!”
Ok, ma che fare intanto? Nei film, quando una fanciulla si ferma in panne arriva subito un aitante giovanotto, ma lì non c’era anima viva…e per giunta quella casa pareva proprio una casa di fantasmi.
Aprì lo sportello e scese dalla macchina. “Accidenti alla pioggia! E dire che avevo messo le scarpe nuove…ecco…andate! E i capelli, poi! “
Prima che arrivasse alla casa era zuppa fino al midollo. Il suo bel tailleur rosa era ormai uno straccio. ”Speriamo che il padrone di casa non sia un tipo molto attento al look, altrimenti non mi farà neppure entrare” -pensò mentre si avvicinava. E a dire la verità, in quel momento il look era l’ultimo dei suoi problemi. Nella sua testa c’era solo il telefono con cui sperava di poter chiamare il suo capo, oltre che il carro attrezzi. Quella doveva essere la serata della sua vita, l’occasione che aveva tanto faticosamente costruito…e si era persa nelle campagne.
Suonò il campanello e sfoderò il suo migliore sorriso: quello non l’aveva mai tradita, non come quella stupida macchina. Per un po’ non sentì nulla, poi, però, si udì il rumore del passetto tirato e la porta si aprì…peccato che dietro non ci fosse nessuno!
“Okay, okay…calma! Non facciamoci suggestionare- si disse- ci sarà un comando a distanza.”
“E’ permesso? C’è nessuno? Ho bisogno di fare una telefonata…”

E a quel punto la vide, SI VIDE.
Non sarebbe più uscita da lì.



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